La lezione di Gregorio Gitti sulla Cittadinanza della Rete, in programma per sabato 26 novembre 2016, è spostata al 25 marzo 2017

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Corso di formazione alla politica

La lezione sulla Cittadinanza della Rete, prevista per il 26 novembre prossimo, è stata rinviata: il nostro autore Gregorio Gitti sarà infatti impegnato nei lavori del Parlamento sulla legge finanziaria.

La nuova data prevista per questa lezione è il 25 marzo 2017.

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Cittadinanza e potere, una lettura teologica. Rocco D’Ambrosio: “Non come Pilato. Cattolici e politica nell’era di Francesco”

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Corso di formazione alla politica

Non come Pilato. Cattolici e politica nell’era di Francesco. Il testo che esaminiamo è in sostanza una raccolta di riflessioni del prof. D’Ambrosio a partire da quell’evento veramente spiazzante che è stata l’elezione di Papa Francesco nel marzo 2013 e del ricco Magistero che questo Pontefice sta donando alla Chiesa e al mondo.

Occorre dire subito una cosa: questo Magistero è spiazzante per tutti. Lo è per coloro che, come rileva D’Ambrosio, avevano stabilito da tempo un’impropria alleanza fra cristianesimo e liberismo, e si trovano davanti un Pontefice che parla di periferie esistenziali, che chiede ai pastori di avere l’odore delle pecore e ripudia la mondanità e la ricerca della ricchezza, e soprattutto denuncia in termini strutturali un sistema di potere basato sull’oppressione dell’uomo, smitizzando le derive ideologiche di ciò che si è definito “occidentalismo” o pensiero neo conservatore.

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La Chiesa in cammino

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Giovanni Bianchi

Esattamente quarant’anni fa, dal 30 ottobre al 4 novembre 1976, la Chiesa italiana tenne a Roma il suo primo Convegno nazionale intitolato “Evangelizzazione e promozione umana”. Si trattava di un’assoluta novità per il nostro Paese: se infatti era stata lunga la teoria delle Settimane sociali (interrottasi provvisoriamente nel 1969), si trattava pur sempre di incontri di carattere settoriale, mentre il convegno romano voleva costituire insieme un bilancio della recezione del Concilio ecumenico Vaticano II a dieci anni dalla sua conclusione e una valutazione sulla coscienza di sé che la comunità ecclesiale aveva maturato in quel periodo di grandi cambiamenti.

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Dossetti rimosso. Di Giovanni Bianchi e Giuseppe Trotta. Per il Corso di formazione ne parlano Guido FORMIGONI e Enzo BALBONI coordinati da Salvatore NATOLI

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Corso di formazione alla politica

Dossetti rimosso: dopo Antonio Rosmini, Dossetti è il grande rimosso della cultura e della Chiesa italiane. E’ Dossetti stesso ad avere suggerito il rapporto con Rosmini, e una circostanza li accomuna: la difficile “traducibilità” delle rispettive esperienze oltre i confini nazionali.

Il corso 2016-17 si apre con una rivisitazione della sua figura: non per rievocarne la memoria, ma perchè in questa fase storica, in cui ci siamo lasciati alle spalle la forma del partito e le politiche vincenti si presentano dunque senza fondamento, mettere mano al suo lascito culturale può essere operazione ricostruttiva del cattolicesimo politico, giunto alla fine di un ciclo.

Enzo Balboni evidenzia ed illustra l’eccedenza del pensiero e della prospettica intelligenza politica di Dossetti, come una delle concause della rimozione del suo contributo dalla politica e dalla cultura politica italiana.

Guido Formigoni analizza le differenze storiche, sostanziali e di prospettiva tra la visione di partito (e di democrazia) di Dossetti e quella di De Gasperi. Aldo Moro, autentico “dossettiano” che aveva però acquisito la lezione di De Gasperi, fu l’unico nel panorama politico nazionale a tenere insieme le due cose, sacrificando la gran parte della sua vita politica e personale allo scopo di determinare l’evoluzione positiva della società e della politica italiane.

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Cittadinanza oltre le culture è il corso di formazione alla politica 2016-2017

Cittadinanza oltre le culture. Corso di formazione alla politica 2016-2017

Cittadinanza è nella storia postmoderna un termine insieme centrale nelle nostre convivenze e problematico: i suoi esiti implicano un finale aperto a possibilità che non siamo in grado di inventariare.

I migranti che sfidano coscientemente la morte nel Mediterraneo lo fanno per il sogno di condividere la nostra cittadinanza europea e occidentale, i diritti che la informano, il suo welfare.

Ma è proprio questa spinta inarrestabile a mettere in crisi e spaventare i cittadini europei, a spingere alcuni Paesi all’inutile erezione dei muri, a sottoporre a tensione la nostra cittadinanza quotidiana, a spingerla a interrogarsi in maniera spesso contraddittoria, a deludere chi bruciando il confine e giocandosi la vita l’ha voluta raggiungere.

La globalizzazione economico-finanziaria sospinge le migrazioni dei popoli, ma non si cura di accoglierli. All’accoglienza devono pensare i vecchi Stati, un arnese del Seicento europeo, tuttora malgrado tutto in grado in qualche modo di funzionare.

Guardare dentro le difficoltà e le contraddizioni quotidiane è un modo non solo per capire, ma per attrezzarsi alle emergenze andando oltre le emergenze, ripensando diritti e doveri del nostro essere cittadini italiani ed europei.

Gira e rigira la ragione che accomuna è ancora quella che Einstein scrisse sul foglio d’ingresso stupendo le autorità doganali degli Stati Uniti d’America: “razza umana”.

Quest’anno il corso si terrà nell’Aula Lazzati del Centro Cardinale Schuster, in via Sant’Antonio 5 a Milano (MM1 Duomo, MM3 Missori)

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Giovanni Bianchi. Le compagne.

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Le compagneInseguire la memoria è costruire un presente e un futuro imprevisti. Anche quando l’operazione incomincia per gioco, quasi ripetendo la leggerezza divertente di un film come Amici miei, diretto con dolente ironia da Mario Monicelli. Perché il gioco, suggerito al protagonista dal compagno di banco del liceo Zucchi di Monza, consiste nell’inseguire le ragazze del liceo trent’anni dopo.

Ma la vita ha più risorse della fantasia. La storia, anche nei suoi versanti topici e nelle svolte a “U”, ha creato nel frattempo situazioni sorprendenti, dove mistero e tragedia si incaricano di mischiare il pubblico con il privato. Forse – e l’autore lo lascia intuire – l’io narrante ad un certo punto vorrebbe tirarsi fuori ed abbandonare il gioco, che invece non demorde e non lo consente. La scoperta non messa nel conto è che non solo la vicenda quotidiana ha sue caverne che una volta scoperte non si lasciano rinchiudere, ma che il mistero sia alla fine la stoffa comune degli eventi collettivi come della quotidianità più minuta.

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La terra trema

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Giovanni Bianchi

Amatrice per me è il paese di Palma Plini. Lei era nata lì quasi cent’anni fa, fra quelle montagne, fra quella gente aspra e rocciosa, ed aspra e rocciosa fu lei stessa per tutta la sua singolare vita, divisa fra la consacrazione a Dio nella Compagnia di San Paolo e la consacrazione alla classe operaia alla Borletti, nella FIM e nelle ACLI , di cui fu militante totale come voleva la logica interna del secolo breve.

Per cui quella terra piagata dal terremoto del 24 agosto posso dire di conoscerla perché conoscevo lei, i giudizi che dava senza giri di parole, l’amicizia che concedeva senza tanti fronzoli e le inimicizie sbattute in faccia soprattutto a quelli che si dicevano cristiani e che si scandalizzavano a sentire quali erano le reali condizioni degli operai – e soprattutto delle operaie – in fabbrica, al di là delle oleografie zuccherose.

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Giovanni Bianchi. Vita cooperativa. Materiali per un’autobiografia.

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Vita cooperativa

Arriva l’età in cui gli amici ti suggeriscono: perché non scrivi l’autobiografia… E forse è utile, ma a modo tuo. Indovinando il punto di vista che ti appartiene (l’unico) perché è meglio avere un punto di vista sbagliato che non averne nessuno.

Allora ho scoperto di essere vissuto tutta la vita in cooperativa: non quelle del buonismo cattolico e tanto meno “marxista”, ma quella dell’oratorio San Luigi di Sesto San Giovanni, situato sempre “a sinistra” e tra gli immigrati (primi i terroni) e sempre in questo mondo cattolico che non muore e si trasforma, nonostante io stesso mi sia esercitato nello stilarne sulla pagina ripetuti certificati di morte.

Il mio infatti – così ad esempio per ogni poeta e lo era per i politici di un tempo – è un “io largo”, che si sa e vive come parte di un mondo (quello defunto e fordista) e di più generazioni. So di essere corale e collettivo, e ne sono fiero. Forse mi è sfuggita qualche nota confondibile con un do di petto, ma io stavo volentieri dentro il coro e non avevo nessuna intenzione di uscirne.

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Giovanni Bianchi. La steppa urbana.

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La steppa urbanaNiente come una ballata riesce a tenere insieme il dolore e la memoria di una figlia perduta. Perché il dolore più è forte, più resiste, e più si concede alle parole semplici e ai ritmi meno sincopati. Scorre come un lento fiume senza smarrirsi nei meandri. Va via con un ritmo tale da rasentare l’abitudine, e a tratti somiglia a un lago triste più che a un fiume.

E invece scorre e non s’arresta perché ignora la foce (che davvero non esiste). Eppure è proprio questo dolore che ricompone le immagini, le ravviva, le rinnova (ovviamente soltanto in bianco e nero).

Ogni mattina, dopo il Magnificat, tenendoci per mano – mai il Requiem – Silvia ed io ci ripetiamo: “Sara è con noi”. È vero e funziona.

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Giovanni Bianchi. La montagna dimenticata. Un romanzo e altro.

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La montagna dimenticataDolore e morte restano nonostante tutto una coppia indissolubile. Non c’è dialogo che possa riuscire un efficace esorcismo. (Anche se è doveroso provarci.) Perché né il dolore né la morte possono essere metabolizzati. Hanno la consistenza degli interrogativi reali che poggiano sul proprio vuoto fondamento come su lastre di granito. Un Nulla maiuscolo, come lo scriveva Turoldo nelle prime poesie ermetiche. Perché a ben pensarci neppure il nulla è soltanto nulla.

Il romanzo allora viene messo alla prova da un dialogo incessante con la figlia perduta. Il labirinto di un interminabile midrash e un ring dove le diverse discipline contendono tra loro fino a sfinirsi reciprocamente.

Una consolazione per la quale la parola deve alla fine dichiararsi impotente e lasciare il campo alle domande che risultano inevitabilmente più importanti delle risposte. Una ricerca dunque alla quale è comunque bene non sottrarsi e che prosegue ogni volta che pensi di avere messo la parola fine.

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