Ambiente e geopolitica
Emanuele Bompan: Water Grabbing. Le guerre nascoste per l’acqua nel XXI secolo

I cambiamenti climatici di questi ultimi decenni stanno modificando gli equilibri mondiali in modo irreversibile.  Oltre a “modellare” la morfologia del mondo, i mutamenti climatici generano anche problemi di distribuzione idrica: in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 2007 il cardinale Bertone, ex Segretario di Stato della Santa Sede, mise in guardia su tale fenomeno: “E’ una responsabilità (…) che deve essere condivisa, ed assurge ad imperativo morale e politico in un mondo che dispone di livelli di conoscenza e di tecnologie capaci di porre termine alle situazioni di penuria di acqua e alle loro drammatiche conseguenze, che interessano soprattutto le regioni a più basso reddito, nelle quali l’accesso all’acqua può spesso scatenare veri e propri conflitti (…)”

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Premessa di Andrea Rinaldo 06′ 55″

Introduzione di Marco Corno 17′ 05″

Relazione di Emanuele Bompan (prima parte) 1h 03′ 54″

Domande del pubblico e risposte di Emanuele Bompan 17′ 19″

Relazione di Emanuele Bompan (seconda parte) 41′ 38″

Domande del pubblico, risposte di Emanuele Bompan e chiusura 24′ 50″

Marco Corno, Emanuele Bompan, Andrea Rinaldo

da sinistra: Marco Corno, Emanuele Bompan, Andrea Rinaldo

Introduzione di Marco Corno a Emanuele Bompan

I cambiamenti climatici di questi ultimi decenni stanno modificando gli equilibri mondiali in modo irreversibile. Il problema sorge proprio perché l’ordine internazionale fondato sugli Stati è un sistema diventato progressivamente chiuso durante la fase imperiale in Europa (1878-1914), quando la solidità del Secondo Reich di Bismarck permise alle potenze coloniali europee di conquistare gli ultimi territori extraeuropei, completando la “conoscenza geografica” come teorizzò Mackinder:” La nostra conoscenza geografica è ormai completa (…) il libro dei pionieri è finito (…). Per di più, la mappa del mondo era stata appena tracciata e già il possesso di tutta la terra emersa era stato rivendicato.
In riferimento alla interconnessione delle cose sulla superficie del globo in senso politico, militare, economico o fisico, si configurò così, per la prima volta un sistema chiuso (closed system)”[1].

La consapevolezza di un mondo chiuso con risorse finite ha dato il via ad un accaparramento scellerato per tutto il XX secolo di cui noi oggi paghiamo le conseguenze.

Tuttavia, i cambiamenti climatici “sciolgono” i limes geopolitici del mondo post- coloniale aprendo nuovi spazi da esplorare come il Polo Nord e il Polo Sud.

Lo scioglimento dei ghiacciai avvia una nuova corsa alla conquista di nuove acque territoriali e gli stati affacciati sul circolo polare articolo [Russia, Canada, USA, Norvegia, Finlandia, Islanda, Svezia, e Danimarca (Groenlandia)] vorranno sicuramente garantirsi una propria area di influenza cambiando, mutatis mutandis, l’ordine regionale.

Damien Degeorges, esperto geopolitico francese dei paesi del Nord Europa, parla di una guerra “fredda”[2] tra Cina e USA per l’accaparramento delle risorse della Groenlandia. La Cina nell’ultimo anno è riuscita a penetrare sempre di più nel business energetico comprando diverse quote azionarie di grandi industrie estrattive come reazione agli investimenti infrastrutturali americani in aeroporti.

Il cliché artico si ripercuote non solo regionalmente ma a livello mondiale; il distacco degli iceberg sta provocando un aumento del livello del mare considerevole: nel 2030 il mar Glaciale artico rischia di essere in gran parte privo di ghiacci nella stagione estiva causando un aumento considerevole del livello dei mari entro il 2100. Intere zone costiere e città del mondo rischiano di finire sott’acqua come la città di New York, le zone costiere della Cina, la città di Alessandria in Egitto e il Qatar costringendo ad un ricollocamento nazionale della popolazione. Emblematico il caso delle isole Fiji, coordinatrici della COP-23 sul clima del 2017 a Bonn, che scompariranno dalle cartine geografiche così come il Bangladesh (un paese di all’incirca 160 milioni di abitanti), generando un grandissimo flusso di migranti nei paesi limitrofi.

Oltre a “modellare” la morfologia del mondo, i mutamenti climatici generano anche problemi di distribuzione idrica: in occasione della Giornata Mondiale dell’ Acqua del 2007 il cardinale Bertone, ex Segretario di Stato della Santa Sede, mise in guardia su tale fenomeno: ”E’ una responsabilità (…) che deve essere condivisa, ed assurge ad imperativo morale e politico in un mondo che dispone di livelli di conoscenza e di tecnologie capaci di porre termine alle situazioni di penuria di acqua e alle loro drammatiche conseguenze, che interessano soprattutto le regioni a più basso reddito, nelle quali l’accesso all’acqua può spesso scatenare veri e propri conflitti (…)[3].

In effetti nel corso del XX secolo si sono combattute diverse guerra per l’acqua dolce: in particolare nel 1962 scoppiò un conflitto tra Cina e India per l’accaparramento dei ghiacciai sull’Himalaya, il cui impatto diede il colpo di grazia al Movimento dei non allineati. Al giorno d’oggi l’esondazione dei fiumi Koshi e Gandaki, a causa delle alluvioni sempre più intense, hanno inasprito le tensioni tra la Cina, l’India, il Nepal e il Bangladesh, con questi ultimi che accusano l’India di aver costruito dighe abusive con lo scopo esplicito di provocare esondazioni nei paesi confinanti. Il collasso idrico dell’India, accentuato dal rapido aumento della popolazione, la spinge ad un rapace approvvigionamento idrico creando tensioni anche con il vicino Pakistan per il controllo dell’Indo.

Anche la Cina a causa del grande processo di desertificazione delle sue regioni interne, determinato anche in gran parte dalla deforestazione degli anni’80, si trova costretta a ricercare acqua dolce all’estero stringendo rapporti proficui con la vicina Russia al fine di cooperare nella gestione dei grandi bacini idrici della Siberia.

In Africa la situazione è sempre più complessa, perché i conflitti non solo aumentano a causa del processo di desertificazione, ma le stesse “migrazioni ambientali” diventano più frequenti, minando ulteriormente la già fragile struttura degli stati africani. Nella zona del Corno d’Africa (Eritrea, Somalia, Etiopia) la scarsità di acqua acuisce la diatriba tra organizzazione terroristiche e i governi dittatoriali scatenando guerre civili tra terroristi e governi corrotti.

Il Sahel è la regione più esposta alle crisi idriche indotte dai mutamenti climatici. Prolungate siccità rischiano di esporre nei prossimi anni 250 milioni di africani a una penuria d’acqua, nel 2040, secondo la Banca Mondiale, potrebbe deteriorarsi e divenire inservibile oltre il 40% della superficie dell’Africa subsahariana destinata alla coltivazione di cereali.

A ciò bisogna aggiungere lo spreco di acqua causato dal fenomeno del land grabbing, che sottrae, insieme alla terra, risorse idriche alla popolazione civile per destinarla all’agricoltura estensiva, con conseguenze devastanti anche per la fertilità del suolo. I paesi maggiormente colpiti sono il Gabon, la Repubblica Democratica del Congo, Sudan/Sud Sudan, rispettivamente con 4.450, 2380 e 1.850 metri cubi di acqua pro capite sottratti annualmente attraverso l’acquisizione di terre da parte di multinazionali dell’agrobusiness.

Il caso più emblematico è la produzione di canna da zucchero nello stato dello Swaziland che copre il 59% della produzione nazionale (il 18% del PIL) monopolizzata dalla Royal Swaziland Sugar Corporation (Rssc) e la Ubombo Sugar Limited (Ubs).

In Medio Oriente fra il 2007 e il 2010 la Siria è stata colpita da una grave siccità, la peggiore registrata nell’ultimo secolo, che ha lasciato senza lavoro un milione di piccoli agricoltori e causato l’esodo della popolazione rurale verso le città contribuendo a scatenare nel 2011 la sanguinosissima guerra civile.

La guerra civile in Yemen, considerata la crisi umanitaria più grave dopo quella della seconda guerra mondiale, ha fatto proliferare Al-Qaeda nella parte sud-est del paese tra i contadini che lamentano una forte scarsità d’acqua per i propri raccolti.

A livello mondiale, la decisione del Presidente degli USA Donald Trump di uscire dall’accordo sul clima di Parigi mette a dura prova la sostenibilità dell’America sempre più martoriata dai mutamenti climatici: in California la grande siccità ha causato incendi devastanti danneggiando irreparabilmente l’ambiente, così come gli uragani degli ultimi due anni, sempre più frequenti e sempre più violenti, mettono a dura prova non solo il benessere delle persone ma anche la stessa economia americana.

Considerando che sul nostro pianeta il 97,5% dell’acqua è salata mentre solo il 2,5% è dolce, in gran parte sotto forma di ghiaccio nelle calotte polari, e di questo 2,5% soltanto lo 0,5% è a disposizione delle persone, il rischio di grandi conflitti per l’acqua sono altissimi, senza contare che quest’ultima viene utilizzata come mezzo di pressione geopolitico nelle contese internazionale, il che rende la situazione sempre più difficile. In più: quasi sempre le riserve idriche non conoscono confini, sono transfrontaliere: basti pensare che circa cinque miliardi di persone vivono in paesi che condividono acqua oltre frontiera, 276 laghi e bacini transnazionali sono condivisi da due o più paesi, per un totale di 150 stati che impiegano la metà delle acque di superficie, e sono fonte del 60% dell’acqua dolce.

Ne scaturisce una nuova campagna di accaparramento dell’oro blu definita da Emanuel Bompan e Marirosa Ianelli water grabbing dei bacini idrici più ricchi, come la Patagonia argentina, rischiando di distruggere non solo interi Stati ma soprattutto interi ecosistemi.

E’ fondamentale quindi promuovere con la massima urgenza una water security, che metta al centro l’ambiente, perché senza la promozione di una cooperazione mondiale sull’acqua non sono pensabili né un futuro prospero per il nostro pianeta, né per conseguenza, la human security.

Papa Francesco lo spiega molto bene: “Mi chiedo se in questa terza guerra mondiale a pezzi siamo in cammino verso la terza guerra mondiale per l’acqua”


[1] Paolo A. Dossena, Lo scienziato e lo sciamano: Mackinder, Hitler e l’isola del mondo, 2011, Lindau s.r.l., p.138.

[2] Damien Degeorges, Guerra fredda al polo nord (Internazionale n. 1284, Guerra fredda al polo nord), 2018.

[3] Tarcisio Bertone, La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato, 2013, Libreria Editrice Vaticana, p.433.


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  2. Introduzione di Marco Corno 17′ 05″
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  6. Domande del pubblico, risposte di Emanuele Bompan e chiusura 24′ 50″
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