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Corso 2008-2009

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Punti di vista sulla fase, emergenze della società, proposte della politica

Trovare un punto di vista sulla fase e più ancora sulla crisi e le sue discontinuità è il cruccio della politica intelligente. Il corso si confronta con le cose che cambiano rapidamente. Vorrebbe cogliere le emergenze senza lasciarsene risucchiare. Porre domande agli scenari della globalizzazione dissestata, ma anche alla quotidianità: perché le due dimensioni si tengono.

Come è tradizione del Circolo Dossetti, molteplici competenze mirano all’unico scopo di guardare dentro una realtà che comunque non si sottrae agli sforzi di una politica capace di cambiamento.

Punti di vista sulla fase. Emergenze della società, proposte della politica.

Sabato 13 dicembre 2008.
L’operaismo degli anni sessanta. Discussione con Fabio Milana, Bianca Beccalli, Maria Grazia Meriggi e Giovanni Bianchi.

Sabato 17 gennaio 2009.
Loredana Sciolla. La cittadinanza a scuola. Fiducia, impegno pubblico e valori civili. 
Introduzione di Marica Mereghetti.

Sabato 31 gennaio 2009.
Gianni Vaggi. La crisi finanziaria + Il dramma di Gaza. 
Lezione aggiuntiva nata dall’incontro con l’economista Gianni Vaggi sul tema della grave crisi finanziaria in atto. 

Sabato 14 febbraio 2009.
 Miguel Gotor. Aldo Moro, lettere dalla prigionia. Introduzione di Lorenzo Gaiani.

Sabato 7 marzo 2009.
Sergio Bologna. Ceti medi senza futuro? Scritti, appunti sul lavoro e altro. Introduzione di Giancarlo Sartini.

Sabato 21 marzo 2009.
Salvatore Natoli. La verità in gioco. Scritti su Foucault. 
Introduzione di Roberto Diodato.

Sabato 18 aprile 2009.
Luciano Gallino. Il lavoro non è una merce. 
Introduzione di Lorenzo Gaiani.

Sabato 16 maggio 2009.
Giovanni Bianchi. Solo la sinistra va in Paradiso. Introduzione di Andrea Rinaldo.

Sabato 6 giugno 2009.
Piero Coda. Dio che dice amore. Lezioni di teologia. Introduzione di Salvatore Natoli.

Relatori e libri del corso di formazione 2008/2009

Loredana Sciolla insegna Sociologia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Tra le sue ultime pubblicazioni La sfida dei valori. Rispetto delle regole e rispetto dei diritti in Italia (Il Mulino 2004), La spiegazione sociologica. Metodi, tendenze, problemi (curato con M. Borlandi, Il Mulino, 2005) e La socializzazione flessibile. Identità e trasmissione dei valori tra i giovani (con F. Garelli e A. Polmonari, Il Mulino, 2006).

L’idea di cittadinanza democratica include molti aspetti, come la consapevolezza dei diritti individuali e delle obbligazioni civiche, la lealtà istituzionale e l’impegno nell’appartenenza a una comunità politica. Cambiamenti sociali profondi, portatori di nuovi interrogativi, rendono urgente chiedersi che cosa significhi oggi l’educazione alla cittadinanza delle nuove generazioni. La questione è particolarmente importante in Italia, dove questo obiettivo è stato trascurato dalla scuola che in altri paesi rappresenta invece l’istituzione “pilota” del processo di trasmissione della cultura civica. Il libro descrive – sulla base di una ricerca su un campione di 1300 studenti e di interviste a insegnanti delle scuole superiori torinesi – le luci e ombre che caratterizzano l’educazione alla cittadinanza nella scuola italiana. Gli studenti sono assai sensibili a un trattamento equo da parte degli insegnanti e investono in molteplici forme di impegno pubblico, ma mostrano scarsa fiducia nelle istituzioni. Fra gli insegnanti, la presenza di tentativi di innovare la relazione docente-allievo non riesce a contrastare la percezione dell’indebolimento del ruolo dell’insegnante e della sua autorevolezza. Chiunque operi nel settore della comunicazione e della didattica potrà riconoscersi. Ma anche chi tiene a quei valori civici che consentono la convivenza civile trarrà spunti nell’analisi di questo volume, per orizzontarsi meglio nella scuola italiana, un labirinto di iniziative volontaristiche e di flebili appartenenze, che tentano di innescare processi atti a formare “cittadini consapevoli”.

Miguel Gotor (Roma, 1971) è ricercatore di Storia moderna all’Università di Torino. È stato borsista della Fondazione Michele Pellegrino e della Fondazione Luigi Firpo e fellow presso “Villa I Tatti. The Harvard University Center for Italian Renaissance studies”. Si occupa di santi, eretici e inquisitori tra Cinque e Seicento e ha pubblicato, tra l’altro, I beati del Papa. Inquisizione, santità e obbedienza in età moderna (2002), Chiesa e santità nell’Italia moderna (2004).

Sono trascorsi trent’anni dal rapimento e dall’assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, tragico e autentico spartiacque della storia dell’Italia repubblicana. Nei 55 giorni di prigionia l’uomo pèolitico scrisse un centinaio di lettere, che nel libro sono pubblicate integralmente. Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio e ne offre un’edizione accurata che restituisce alla prigionia di Moro le sue parole più vere. E attraverso quelle parole riporta il lettore al quadro storico di quegli anni, ad una tragedia del potere raccontata in modo nuovo e avvincente; senza ipotesi fantasiose ma con una scansione di informazioni documentate, suggestive e inquietanti.

Sergio Bologna (Trieste, 1937) ha insegnato Storia del movimento operaio e della società industriale in diversi atenei in Italia e all’estero dal 1966 al 1983. Negli anni Settanta ha fondato e diretto la rivista “Primo maggio”. Dal 1985 svolge attività di consulenza per grandi imprese e istituzioni. Con Andrea Fumagalli ha curato il volume Il lavoro autonomo di seconda generazione (Feltrinelli, 1997). È tra gli animatori dell’Associazione Consulenti Terziario Avanzato (ACTA).

La crisi del ceto medio è uno dei grandi temi della politica nei Paesi occidentali. A lungo negato – soprattutto in Italia – e oscurato dalla grande visibilità e drammaticità del fenomeno dell’immigrazione, trova le sue radici nelle trasformazioni del lavoro e delle imprese. È la tesi di fondo di questi scritti, diversa dalle interpretazioni correnti che tendono a spiegare tutto con il fenomeno della globalizzazione. Le trasformazioni del modo di lavorare e di organizzare la giornata lavorativa hanno prodotto un forte cambiamento antropologico, non privo di ricadute, anche economiche, sui soggetti che ne sono coinvolti. L’attenzione e l’analisi di Sergio Bologna si concentrano sul lavoro autonomo, sul lavoro precario ma soprattutto sul lavoro “di conoscenza”, su quei lavoratori più preparati e intellettualmente formati che vedono peggiorate le loro condizioni di vita e messe al macero le loro intelligenze. Per l’autore è qui che si annida il disagio più forte. Eppure ci sono segnali di trasformazione: poco a poco questi lavoratori e una parte del ceto medio sembrano prendere coscienza e cominciano a organizzarsi in forme sindacali di autotutela.

Salvatore Natoli è professore di filosofia teoretica. Tra le sue opere ricordiamo: Ermeneutica e genealogia. Filosofia e metodo in Nietzsche, Heidegger, Foucault (Feltrinelli 1980), L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale (Feltrinelli 1980), Vita buona vita felice. Scritti di etica e politica (Feltrinelli 1990), Teatro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia (Feltrinelli 1991), La felicità. Saggio di teoria degli affetti (Feltrinelli 1994, UE 2003), I nuovi pagani (Il Saggiatore 1995), Soggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia (Bruno Mondadori 1996), Dio e il divino (Morcelliana 1999), La felicità di questa vita (Mondadori 2000), Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente (Feltrinelli 2002), Libertà e destino nella tragedia greca (Morcelliana 2002), Il cristianesimo di un non credente(Qiqajon 2002), Parole della filosofia o dell’arte di meditare (Feltrinelli 2004).

“Verità, soggettività, cura di sé, relazione con gli altri. Da tempo questi temi sono oggetto della mia ricerca filosofica e lungo questa via ho presto incontrato Foucault. È scattata da allora una sintonia, una sorta di corrispondenza tra quel che cercavo e verso cui mi dirigevo e quel che trovavo nei suoi scritti. Nel parlare di Foucault parlo, dunque, anche di me. Foucault ha pensato in modo originale e non tanto, o non solo, per gli argomenti di cui trattava – mai astratti, ma radicati sempre nelle istanze del presente – ma soprattutto perché ha cambiato le modalità consuete dell’interrogare, del rispondere: in breve, ha impresso una diversa curvatura ai modi abituali di fare teoria, ha prodotto – per dirla nel suo linguaggio – un vero e proprioeffetto di campo. Per questo ritengo più che mai opportuno riprendere, oggi, le fila del suo pensiero, per segnalare l’ampiezza degli effetti e mostrare quanto sia ancora fecondo per noi. Di Foucault cercherò qui di delineare, sia pure a grandi linee, le direzioni di ricerca, di analizzarne i temi peculiari – potere, soggettività, verità – ; infine prenderò in considerazione letorsioni teoriche più significative del suo percorso introduttivo.” (dall’Introduzione)

Luciano Gallino è professore emerito di Sociologia all’Università di Torino. ha pubblicato, tra l’altro, Se tre milioni vi sembran pochi (Torino 1998), L’impresa responsabile. Un’intervista su Adriano Olivetti (a cura di P.Ceri, Torino 2001), La scomparsa dell’Italia industriale (Torino 2003), Dizionartio di sociologia (Torino 2004), L’impresa irresponsabile (Torino 2005), e Tecnologia e democrazia (Torino 2007). Per Laterza, Disuguaglianze ed equità in Europa (1993), Il costo umano della flessibilità (2005), Globalizzazione e disuguaglianze (2007) e Italia in frantumi (n.e., 2007).

Circa 8 milioni sono gli italiani che hanno un lavoro instabile. Tra 5 e 6 milioni sono precari per legge, ossia lavorano con uno dei tanti contratti atipici che l’immaginazione del legislatore ha concepito negli ultimi quindici anni. Gli altri sono precari al di fuori della legge, i lavoratori del sommerso. Come si è arrivati a queste cifre, perché le imprese chiedono la flessibilità del lavoro in misura sempre crescente, quali sono i costi umani che stiamo pagando e quali sarebbero i costi economici che il paese dovrebbe affrontare se si volesse davvero coniugare l’instabilità dell’occupazione con la sicurezza del reddito, cosa ha a che fare tutto questo con la globalizzazione, quali caratteristiche dovrebbe avere una politica del “lavoro globale” per essere davvero all’altezza delle reali dimensioni del problema. In queste pagine, l’accusa di Gallino: non solo non è giusto che il precariato sia merce di scambio nell’economia globalizzata, ma nemmeno intelligente per una società che voglia congiungere allo sviluppo economico lo sviluppo umano.

Piero Coda (Cafasse 1955) è professore ordinario di teologia trinitaria presso la Pontificia Università Lateranense (Roma), Presidente dell’associazione Teologica Italiana Segretario della Pontificia Accademia di Teologia e Direttore dell’Istituto Superiore di Cultura “Sophia” del Movimento dei Focolari. Tra le sue numerose opere: la trilogia Evento pasquale. Trinità e storia (1984), Il negativo e la trinità. Ipotesi su Hegel (1987), L’altro Dio. Rivelazione e kenosi in S. Bulgakov (1988); e inoltre:Teo-logia. La Parola di Dio nelle parole dell’uomo (2004); Il Logos e il nulla. Trinità religioni mistica (2004); con G.Filoramo,Dizionario del cristianesimo in due voll. (2006); La percezione della forma (2007). ha curato i volumi: La Trinità e il pensare(1997); Abitando la Trinità (1998); La fede. Evento e promessa (2000); Dio e il suo avvento (2003); con G.Canobbio, l’opera in tre voll.: Teologia del XX secolo. Un bilancio (2003).

Qual è il significato centrale del discorso teologico? Come possiamo pensare ed esprimere quanto viviamo come dono nella fede come comunità? Le molteplici vie della conoscenza di Dio percorse dall’umanità e ricapitolate in Gesù vivono dentro di noi, ma sempre più si avverte il desiderio e l’urgenza di una nuova consapevolezza. Le “lezioni di teologia” dell’Autore hanno l’intento di mostrare come l’atto del credere sia plasmato, in sè e fino in fondo, da Colui in cui si crede. Di qui il filo rosso che disegna il percorso delle lezioni: dalla fede come risposta responsabile al suo Oggetto o meglio al suo Soggetto: Dio che si dice Amore in Gesù, così dicendo se stesso e noi in sé.

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