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Due anniversari

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Giovanni Bianchi

Il 15 dicembre scorso è caduto il ventesimo anniversario della morte di Giuseppe Dossetti, il grande maestro di vita e di fede a cui è intitolato il nostro Circolo.

Le celebrazioni sono state sobrie e discrete, come avrebbe richiesto lui stesso, ma è un dato di fatto che tuttora nella storia della politica e della Chiesa italiane Dossetti costituisce un ineliminabile segno di contraddizione con cui tutti debbono misurarsi indipendentemente dalle loro idee e dalle conclusioni che ne possono trarre.

Come ha ricordato l’Arcivescovo di Bologna mons. Matteo Zuppi nell’omelia della Messa di suffragio celebrata l’11 dicembre nella cattedrale di San Pietro “Don Giuseppe, pur potendolo, non ha cercato scorciatoie o furbizie ecclesiastiche; ha pagato di persona, sempre in obbedienza con i suoi Vescovi della Chiesa di Bologna. Come un agricoltore paziente e confidente ha seminato con abbondanza la Parola di Dio, che ha venerato ed ha insegnato a tanti a contemplare senza mai perdere il contatto con la realtà e l’attenzione ai segni dei tempi, con libertà e rigore. Ha messo al centro di tutto quella Parola che il Concilio Vaticano II ha restituito ai cristiani, dissotterrandola dall’oblio e liberandola da surrogati, ritenuti indispensabili per paura della libertà e della coscienza che ella genera. La Parola ci libera dalla stolta tentazione di lamentarci «gli uni degli altri» per non essere noi stessi giudicati! Anzi, dobbiamo tutti gareggiare nello stimarci a vicenda! Ci è di grande aiuto in questo Congresso Eucaristico. Per don Giuseppe la Bibbia, è «alfa inscindibile dal Calice, cioè dall’Eucarestia che è l’omega». «La vita – diceva – non può essere altro che la Messa, la giornata non è altro che la Messa: ogni ora e ogni istante è certezza e non dubbio, è pace e non turbamento… in quanto è un prolungamento della Messa». Dalla Parola sorgeva la preghiera, sempre indirizzata ai problemi più grandi del mondo. “

Queste parole, che vengono da un finalmente degno successore del suo amatissimo padre nella fede, il card. Giacomo Lercaro, fanno finalmente giustizia di tante interpretazioni assurde del magistero di Dossetti dipinto come cavallo di Troia del protestantesimo e dell’irreligiosità nella cittadella della Chiesa cattolica.

Sempre mons. Zuppi ricorda che: “Dossetti era tutt’altro che compiacente con la mentalità del mondo, con le mode, i piccoli ritorni, le complicità misere per miseri tornaconti, con i modi autoreferenziali, con le abitudini che spingono a chiudersi in élites o, come suggerisce Papa Francesco nell’EG (95), con quanti pensano di «dominare lo spazio della Chiesa», con «una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa o con la mondanità spirituale di poter mostrare conquiste sociali e politiche o con la vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche o in un’attrazione per le dinamiche di autostima e di realizzazione autoreferenziale o con un funzionalismo manageriale, carico di statistiche, pianificazioni e valutazioni, dove il principale beneficiario non è il Popolo di Dio ma piuttosto la Chiesa come organizzazione». La sua teologia nasceva dalla Parola, nutrita dalla preghiera, piena dei poveri, faticosamente dentro la storia. La sua verità era l’amore sconfinato di Dio.”

Queste parole in qualche modo servono ad affiancare l’anniversario dossettiano con un altro, passato per certi versi ancora più inosservato, ossia il centenario del martirio, avvenuto il 1 dicembre 1916, di fratel Carlo di Gesù, ossia il beato Charles de Foucauld, ucciso a Tamanrasset, nel pieno del Sahara , prima ancora di veder nascere quella compagnia di Piccoli Fratelli che aveva vagheggiato nella sua vita di penitente dopo una giovinezza alquanto dissipata.

E’ singolare notare quanto la spiritualità foucauldiana, così centrata sulla dimensione del nascondimento e dell’abbandono a Dio e alla sua provvidenza abbia inciso sulle coscienze di molti cristiani impegnati nella vita sociale e politica, quasi come un richiamo a non disperdersi nelle molte vicende quotidiane e a tendere sempre all’essenziale, che in fondo è lo stesso messaggio di Dossetti, che da docente universitario e attivissimo dirigente politico si volle sacerdote, e da figura chiave della Curia bolognese si volle monaco, senza però perdere l’attenzione al divenire della storia.

Due anniversari, due esempi che ci sono offerti.

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