Giovanni Bianchi e Raffaello Ciccone. Il lavoro come ordinatore.

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Il lavoro come ordinatore. Giovanni Bianchi e Raffaello Ciccone.

Cos’è il lavoro? Il lavoro si è collocato nelle tecniche e nella quotidianità al seguito del mito del progresso infinito trasformatosi nel mito della crescita infinita.

Il lavoro come fondamento e il lavoro come orizzonte. In questo primo libro delle edizioni Eremo & Metropoli don Raffaello Ciccone – già responsabile dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro della diocesi di Milano e prete che accompagna le Acli milanesi – richiama le fondazioni bibliche del tema. Giovanni Bianchi si occupa del ruolo del lavoro e delle sue trasformazioni nell’universo sociale.

Il lavoro come ordinatore

Lavoro e futuro sono la coppia spezzata nella postmodernità, mentre quasi tutto il secolo breve – inclusi  i Settanta ancora gloriosi e gli Ottanta thatcheriani – ha visto procedere il lavoro come macchina di futuro e di speranza: di cittadinanza quotidiana e collettiva. A scavalco dall’oceano. Il New Deal di Roosevelt e la NEP di Stalin. Il medesimo spirito faustiano attraversava lo scontro di civiltà. Rendendo ottimista (ottimismo della ragione e della volontà, con buona pace di Gramsci) la classe operaia. Nessuno  ha meglio descritto la grande ondata di Marshall Berman. Nessuno l’aveva meglio prevista del Manifesto del 1848: “Tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”.

Il lavoro come fondamento e il lavoro come orizzonte. In questo primo libro delle edizioni Eremo & Metropoli don Raffaello Ciccone – già responsabile dell’Ufficio della Pastorale del Lavoro della diocesi di Milano e prete che accompagna le Acli milanesi – richiama le fondazioni bibliche del tema. Giovanni Bianchi si occupa del ruolo del lavoro e delle sue trasformazioni nell’universo sociale.

Cos’è il lavoro? Il lavoro si è collocato nelle tecniche e nella quotidianità al seguito del mito del progresso infinito trasformatosi nel mito della crescita infinita. Anche per il lavoro l’ambito del problema è diventato il “mondo”. Mentre è evidente che il sistema finanziario insediatosi al posto di comando nella globalizzazione, al centro e al di sopra del sistema produttivo, non è in grado di svolgere la funzione regolativa e tanto meno inclusiva del lavoro: l’estendersi esponenziale delle disuguaglianze è soltanto uno dei misuratori, e il più insopportabile, dell’incapacità di governo del mondo globalizzato da parte del sistema finanziario: i mercati infatti, non essendo in grado di regolare se stessi, risultano impotenti a governare i Paesi e i sistemi della globalizzazione.

C’è un nichilismo della finanza che sta divorando il tessuto sociale complessivo a partire dal lavoro. Già vent’anni fa le imprese che licenziavano i propri dipendenti vedevano molto spesso salire in Borsa i propri titoli. Finanza contro lavoro. La finanza al posto del lavoro. L’avidità (è il termine usato da Obama nel primo discorso di insediamento alla Casa Bianca) al posto della produzione e dell’inclusione sociale. Non a caso produzione e solidarietà si tengono e i padroni delle ferriere e i leader sindacali, spesso dopo un aspro confronto, accedevano a un accordo contrattuale disegnando i termini di una pace e di una collaborazione reciproca; laddove la finanza oppone frontalmente le parti e chiude le imprese per affermare sul campo il proprio avido dominio.

Che il lavoro debba essere ripensato all’interno delle nuove società è il tema di questo libro: non soltanto un problema, ma anche un’occasione da non sottovalutare.

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