La scelta di Benedetto

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Giovanni BianchiQuesto mese di marzo inizia in un clima strano per i credenti e per tutto il mondo, segnato come è da una cosa che non si vedeva da diversi secoli, ossia la vacanza della Sede apostolica senza che il Papa sia morto.

Naturalmente lo stesso Joseph Ratzinger, da cardinale e da Papa, aveva affacciato tale possibilità, del resto esplicitamente prevista dal Codice di diritto canonico, constatando come all’allungarsi della possibilità di vita non sempre faccia riscontro il mantenimento della lucidità intellettuale e della forza fisica che sono connesse all’altissimo ufficio di leader religioso e di Capo di Stato che sono connaturati al munus petrino.

Ciò evidentemente è lasciato al libero apprezzamento del Papa, che non deve “rassegnare le dimissioni” a nessuno, ma solo davanti a Dio e alla sua coscienza può giudicare delle condizioni in cui svolge il suo ministero. D’altro canto, è probabile che la diretta esperienza di taluni episodi poco edificanti accaduti durante la lunga agonia di Giovanni Paolo II (persino il giorno in cui morì comparvero degli atti di nomina firmati da lui, quando era evidente che da tempo aveva perduto la capacità di cognizione di quanto gli accadeva intorno) abbia determinato in Papa Benedetto la volontà di non giungere mai a quel punto.

Ma c’è forse una ragione più profonda che ha portato alla conclusione di questa esperienza pontificale sul cui significato più profondo occorrerà riflettere, e che va oltre la semplice percezione delle forze che vengono meno da parte di un uomo di 86 anni. Come è noto, all’atto della sua assunzione al Soglio di Pietro il Papa tedesco aveva detto di “non avere nessun programma se non quello di fare la volontà del Signore”. Ma, come è ovvio, la volontà del Signore si manifesta in forma diversa per chi crede, a seconda della particolare sensibilità con cui viene filtrata la percezione del mondo che ci circonda e del compito della Chiesa all’interno di esso.

Ecco, se ha un senso la parola “umiltà” sta proprio in questo, nel prendere atto che le tue forze non bastano e qualcuno potrà fare meglio di te: in questa umiltà c’è anche l’abbandono nella fede  del vero credente Joseph Ratzinger.

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