Per una nuova civiltà nel Mediterraneo.
SALVO ANDÒ: Un altro Mediterraneo è possibile.

In questi giorni di inizio anno, resi drammatici dalle notizie che arrivano dal Medio Oriente, il nostro Corso di Formazione alla Politica ha previsto, con un tempismo involontariamente profetico, una lezione sul Mediterraneo. Una lezione sulla costruzione di un ambiente DI PACE nel Mediterraneo, nel “nostro mare”, sabato 11 gennaio 2020.

Le regioni mediterranee, infatti, danno vita ad un vero Continente: un “pluriverso” di civiltà caratterizzato da contese volte a rivendicare una supremazia più culturale che politica.

Eppure, geopolitica ed armi continuano a tenere sotto il proprio, non più tollerabile, tallone, questa zona del mondo, negando alle culture millenarie che lo hanno caratterizzato di volgere quello che, nel lavoro di Salvo Andò, è tratteggiato, con la forza del diritto, la sensibilità della cultura e la competenza politica, come un futuro di pace non solo opportuno, ma più che possibile.

Un altro Mediterraneo è dunque possibile.

Questo è uno dei tanti paradigmi da cambiare nel prossimo decennio, a partire dall’ idea che le controversie internazionali si risolvano con la guerra.
Salvo Andò, politico, accademico, già Ministro della Difesa, è General Editor del Mediterranean Journal of Human Rights, edito dall’Università di Malta.

Leggi l’introduzione di Luca Caputo a Salvo Andò

Clicca sui file audio sottostanti per ascoltare le registrazioni della lezione

(se vuoi scaricare i file sul tuo computer trovi i link in fondo alla pagina)

Premessa di Stefano Guffanti 01′ 23″

Introduzione di Luca Caputo a Salvo Andò 17′ 10″

Relazione di Salvo Andò 53′ 36″

Domande del pubblico 07′ 47″

Risposte di Salvo Andò 08′ 13″

Domande del pubblico 10′ 10″

Risposte di Salvo Andò 14′ 07″

Domande del pubblico 03′ 58″

Risposte di Salvo Andò e chiusura della lezione 17′ 42″


Luca Caputo, Salvo Andò, Stefano Guffanti

Luca Caputo, Salvo Andò, Stefano Guffanti

Luca Caputo, Salvo Andò

Luca Caputo, Salvo Andò

Salvo Andò. Stefano Guffanti

Salvo Andò, Stefano Guffanti

Introduzione di Luca Caputo a Salvo Andò

Nei giorni in cui ci dedichiamo alla stesura finale della presentazione di questo libro, nuovi inopinati eventi giungono a scuotere le nostre coscienze di cittadini italiani ed europei: nuove minacce alla pace alle porte di casa (quanto è brutta quella metafora del giardino di casa), nel Mediterraneo e nel Medio Oriente; torna così a fare capolino, tra gli elementi di “guerra asimmetrica” e “per procura”, che abbiamo imparato a conoscere nel decennio –critico, faticoso, brutto e per molti versi orribile- che ci siamo appena lasciati alle spalle, qualcosa di più tradizionale, convenzionale.
Ecco che, quando le bandiere scendono sul campo di battaglia, quando i conflitti sono combattuti con le insegne ufficiali, e a colpire e a cadere non sono “i soliti” dittatori o terroristi (nauralmente islamici), ma uomini legittimati all’ utilizzo della forza, lo spettro della Guerra, con la maiuscola, torna a diventare più concreto, a riguardarci da vicino.

Di questo, dunque, si tratta: di legittimità, di ragioni, del riconoscimento di esse.
Quando il conflitto non è tra uomini e Stati mascherati, ma a viso aperto, ecco che si manifesta, nel bene e nel male, con una particolare forza, una tragica dignità.

Ed è così che, con rara tempestività, in questo frangente -lungo? breve? effimero? concreto?- della storia, si dispiegano nel nostro Corso tutta la forza ed il valore, politico e giuridico, di un ragionamento (così ci pare si possa dire), quale quello approfonditamente svolto in questo libro dall’ autore.

Suggestive, per certi versi affascinanti, sono infatti le ipotesi di lavoro alla base di questa ampia trattazione:

è possibile trovare, tra le due sponde del Mediterraneo, un linguaggio comune, consistente nello Stato di diritto?

È possibile la creazione di un ambiente di pace, in questo particolare ed unico Continente, inscritto in un pluriverso di civiltà?

Ipotesi coraggiosamente controintuitive, per noi reduci da un lungo periodo caratterizzato dal racconto, e da ricorrenti tristi cronache, di un inevitabile conflitto di civiltà, quella tra Occidente cristiano e Mezzaluna islamica.
Ecco che torna così in rilievo una tesi, quella dello scontro di civiltà preconizzato da Huntington, di cui anche noi ci siamo a lungo occupati, nei nostri Corsi e nelle nostre riflessioni: se il lavoro di oggi ha il merito particolare per noi di toccare molti degli argomenti di cui ci siamo occupati, e metterli a sistema a partire da un punto di vista chiaro, è da questo particolare argomento che ci pare opportuno partire oggi.
E dunque, è forse proprio nella logica del pluriverso, che quel particolare pluriverso culturale di cui ci occupiamo oggi viene a dirci che forse no, non è così inevitabile lo scontro, non così fondata la tesi.
A certe condizioni.

  • La prima, indispensabile, per rientrare nell’ incipit, è proprio la condizione del reciproco riconoscimento.
  • In questa categoria del riconoscimento, che è insieme umana, sociale e giuridica, possiamo trovare una sorta di paradigma di questo lavoro:
    che ha, infatti, il merito di trattare, con la specificità di un punto di vista schiettamente giuridico, ma intriso di conoscenza di culture e storia, e di sensibilità politica e umana, gran parte delle questioni internazionali che ci hanno interessato più da vicino nel corso di questi ultimi anni.

Lo sguardo è chiarificatore: nel frastuono delle ragioni urlate, purtroppo spesso tanto dai populisti quanto da chi se ne dice avversario, il lavoro di Salvo Andò propone una visione pacata, quasi consapevole di una propria forza, derivante dal rigore, e della semplice linearità, di una analisi coerente e non ambigua, che non indulge mai alle narrazioni nè alla realpolitik a tutti i costi.
Che pare, insomma, avere, oltre alla forza delle ragioni, anche il coraggio della verità e la profondità di idee e valori.

La stesura,  non istantanea ma per saggi e trattazioni puntuali, poggiati su elaborazioni svolte in un arco temporale lungo, dunque sempre nella immediatezza del momento, ne fa un lavoro di rara precisione e completezza, forte anche possibilità date dal confronto tra previsioni e fatti successivi.

Da questo lavoro, forte di argomenti e di una nitida sicurezza del da farsi e del possibile,

traspare una profonda convinzione nella percorribilità delle vie della pace e nel potere istituente della società civile. Se volessimo ricercare, ad esempio, validi argomenti che smentiscono in nuce l’idea che i musulmani in Occidente rappresentino ipso facto un pericolo, tanto per la civiltà quanto per la democrazia, è nel paradosso di ciò che già esiste (islamici che rinnegano la legge coranica come legge civile fondamentale) che li troveremmo.

Impossibile, per noi, non apprezzare lo sforzo dell’autore di scendere nella profondità delle cose, di cogliere sfumature e contraddizioni, di ricercare e disvelare quegli elementi, come anche quegli eventi, dai quali si può dire che le vie del dialogo e della comune intesa, possono poggiare proprio su quegli elementi critici su cui le due (la semplificazione è un po’ brutale, ma prendiamola per buona) civiltà sembrano inevitabilmente destinate a scontrarsi.

Tanti sono i temi che entrano in gioco, tanti gli aspetti su cui un lavoro comune può essere svolto: quale ruolo può essere svolto dal Costituzionalismo? Come le religioni, informando la società, ne determinano necessariamente la Legge Fondamentale?

Soffermiamoci un attimo su questo punto, provando ad aggiungere un tassello alla trattazione: perchè se è l’ Islam a mettere in -magari positiva- discussione la forza culturale dell’ Europa dei Lumi, e il fondamentalismo islamico, rifugio iconico e identitario di tanti esclusi, a sfidarla, è però il fondamentalismo religioso tout court, oggi presente anche in forma cristiana, a minacciare gravemente le nostre democrazie.

Può la nostra cultura vincere questa mortale sfida, senza vincere innanzitutto le proprie contraddizioni? Senza perseguire giustizia ed uguaglianza, senza una prospettiva di speranza per tutti?

Integrale, ecco come ci appare, anche grazie alla lettura di oggi, la questione: quando possiamo trovare nei diritti umani una funzione costituente, e quando l’affermazione di essi tocca i più svariati aspetti della vita, delle persone e degli Stati, ben poco resta fuori, e nulla rimane su uno di quei piani assoluti così cari ai nazionalpopulisti.

Questa rotondità di visione, questa capacità di fondere insieme analisi diverse cogliendo le continuità e le trasversalità dentro ordini differenti è senz’altro uno dei punti di forza di questo corposo lavoro, nella cui lettura torniamo, a volo d’uccello, su tanto di ciò di cui ci siamo occupati: dalla questione della illegalità coatta della immigrazione a quella dei connotati economici della globalizzazione e le sue conseguenze sulle migrazioni; dai diritti sociali alle diseguaglianze; dai modelli di democrazia agli elementi culturali dei sistemi economici; dal valore della conoscenza alle questioni identitarie, il libro dipana un discorso unico, capace di tenere insieme politica ed economia, Stato e religione, comunità ed individui.

Mettendo in discussione qualche certezza di casa nostra, quale l’etnocentrismo giuridico-culturale, e l’immagine dell’altro come minaccioso monolite da cui è sempre necessario difendersi.

E’ nel rapporto tra individui, comunità e Stato che ci pare ricadere il nucleo centrale del lavoro:
la democrazia rappresenta necessariamente una frazionatrice di società e comunità?
Quali utili indicazioni per noi possiamo trarre da uno studio obiettivo dei rapporti tra credenti, società, gruppi culturali, comunità nazionali, Stati e leggi fondamentali, nei Paesi islamici?
Ci sono dei tratti comuni, obiettivi comuni, ragioni affini, tra le rivolte dei giovani espressesi nelle Primavere arabe e quelle viste nel’ Occidente europeo?

Certo tante sono le differenze, e come potrebbe essere altrimenti?
Ma non può essere difficile, vivendo integralmente da europei e cristiani, riconoscere che proprio quelle che consideriamo per noi definitive conquiste della nostra civiltà (si pensi ad es. alla laicità, alle radici più profonde della democrazia) ci impongono di riconoscere la pari dignità dell’altro come attività propedeutica a qualunque relazione di pace.
In politica, parafrasando il testo, non si può essere amici troppo a lungo, da diseguali.

Così come, specchiandosi nell’ altro, riconoscendogli pari dignità, possiamo trovare nuove chiavi per intepretare noi stessi, allo stesso modo la discesa sul campo sociale del lavoro di Andò ci permette di vedere sotto una chiave inusuale anche la questione dello scontro di civiltà: erigerlo a dogma, darlo per scontato ed inevitabile, ci appare, così, in tutta la sua natura fortemente conservatrice, non meno di quanto lo siano le fotografie statiche di forze e composizioni sociali, di dinamiche economiche, definite come naturalmente immutabili.

Al conservatorismo di questi modelli, noi che crediamo nella forza tras-formativa della società e del mondo derivante dall’ opera dell’ uomo, rispondiamo, avviandoci alla conclusione, rievocando con un velo di ammirazione quel “diritto alla creatività” sancito nella nuova Costituzione Tunisina.

Ultima, critica e dolente, considerazione, riguarda noi Italiani, noi Europei, i nostri Governi e le nostre Istituzioni.
Di quanto sia impossibile ai singoli Stati membri, di reggere il colpo della globalizzazione, al di fuori di una dimensione europea, abbiamo spesso detto; di quanto sia difficile all’ Europa stare dentro al mondo “disordinato ed imprevedibile” senza coesione interna, anche.
Ma oggi vogliamo ribadire soprattutto un’ altra cosa, di cui il libro ci parla e della quale tante volte abbiamo sentito dire, e soprattutto abbiamo avuto la grazia di veder fare, il nostro maestro, Giovanni Bianchi: l’ Europa non può avere un ruolo politico nel mondo senza curare la propria dimensione Mediterranea; non le è possibile mantenere pace e sicurezza per i suoi abitanti senza farsi carico dei problemi, delle difficoltà, di chi abita davanti ai nostri confini, di chi come noi si affaccia sulle acque di quel Mare Nostrum, ed oltre, nella prospettiva che le frontiere non si proteggono in altezza ma, semmai, in profondità.

Lasciamo dunque all’ autore il compito di dirci quando grande e vitale può essere la profondità di quel mare nostrum constitutionale sulle cui sponde questo lavoro ci porta.

Luca Emilio Caputo


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  1. Premessa di Stefano Guffanti 01′ 23″
  2. Introduzione di Luca Caputo 17′ 10″
  3. Relazione di Salvo Andò 53′ 36″
  4. Domande del pubblico 07′ 47″
  5. Risposte di Salvo Andò 08′ 13″
  6. Domande del pubblico 10′ 10″
  7. Risposte di Salvo Andò 14′ 07″
  8. Domande del pubblico 03′ 58″
  9. Risposte di Salvo Andò e chiusura della lezione 17′ 42″
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