Per una nuova conversione ecologica (report di una “gita bucolica”)

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Per una nuova conversione ecologica. Di Andrea Rinaldo.
La grande intuizione di Alexander Langer fu forse quella di percepire la trasversalità della questione ambientale, e di avanzare una “proposta verde” che era in prima battuta un giudizio (non positivo) sulla civiltà dei consumi, e che costruiva però dei “ponti” e non degli “steccati”. Era, ed è, forse questa l’essenza della “conversione ecologica” auspicata dal politico sud tirolese. Una indicazione di cambiamento individuale prima che politico. E’ anche per questo motivo che il suo testamento spirituale è permeato in un orizzonte di fiducia “…non siate tristi, continuate in ciò che era giusto…”[1]. E infatti esso ci interroga oggi se non come ecologisti del XXI secolo almeno come turisti consapevoli. Così per una gita estemporanea “fuori porta” possiamo domandarci se esiste una Como “minore”, che forse poi così minore non è? Rebbio, Camerlata e poco oltre sono dei quartieri della zona sud del capoluogo lariano che nell’immaginario collettivo di molti dei suoi abitanti (e non solo di essi) non si caratterizzano certo per una elevata qualità del vivere urbano. Ma è proprio così?

C’è un’altra Como, una Como magari minore, una Como di periferia che contiene però impensabili preziosità. E’ forse questa una delle tante “periferie del mondo” che a volte purtroppo coincidono con quelle “periferie esistenziali” più volte evocate da Papa Francesco? E’ da qui che magari può partire una “nuova conversione ecologica” nel senso evocato da Alex Langer?

“Sentinella quanto resta della notte” è una asserzione di origine biblica ma ripresa da don Dossetti come metafora della resistenza non solo nei confronti di possibili condizioni negative di contesto, cioè non solo oppositivamente agli effetti di una devastante crisi economica ad esempio, ma anche di quelli meno imponderabili ma altrettanto insidiosi connessi a crisi esistenziali e di senso, che possono lasciare anch’esse profonde cicatrici. E’ allora potrebbe essere necessario per esorcizzare e superare questi scenari “mettersi in viaggio”, assumere la forma mentis del viaggiatore alla scoperta (o alla ri-scoperta) di parti meno conosciute delle nostre città: di luoghi magari un po’ reconditi ma legati profondamente alla dimensione sociale della vita. Così si potrà probabilmente rivalutare il Parco Regionale della Spina Verde di Como, all’interno del quale insiste l’eco-ostello detto “Respau’“: una antica cascina riattata e immersa nel verde. Il suo gestore Roberto è ben oltre che solo un professionale declaratore di menu‘, e anche questo fatto non è secondario in una società dove i rapporti umani tendono sempre più ad essere piuttosto marginali. Ma la stessa torre del Castel Baradello è anch’essa ben oltre che un romantico rudere medioevale. Essa era ed è la “sentinella di pietra” di guardia della città di Como e del contado, dove la storia è passata e lì ha lasciato il segno del Barbarossa, delle lotte intestine tra famiglie guelfe e ghibelline. E’ utile cercare di far percepire agli stessi abitanti del quartiere, quelli vecchi ma anche quelli nuovi che sono tanti, e ai numerosi turisti, le piccole-grandi preziosità che a volte sfuggono ad uno sguardo distratto.

Ma queste esperienze sono molto necessarie anche nel senso Aristotelico del termine amicizia, e cioè dell’ “utile”, del “piacere” e della “virtu’“. Qui ci preme però sottolineare il termine “utile” dell’amicizia politica, e cioè della scelta deliberata del “vivere insieme” per la realizzazione di un fine comunitario che consenta il raggiungimento dell’utilità generale. Ma non siamo comunque dei megalomani e nell’auspicio di questo orizzonte alto ci basta anche soltanto un semplice pomeriggio di emozioni vere.

gita bucolica

Stefano Guffanti, Luca Caputo, Andrea Rinaldo, Daniela Ghioni, Emilia Ghioni.

[1] Fonte: wikipedia pagina dedicata

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