Samir Khalil Samir. Islam e occidente. Le sfide della coabitazione.

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Corso di formazione alla politica

Quando si parla di Islam ci si divide tra un approccio di tipo buonista/giustificazionista e, dall’altro lato, un approccio conservativo e antagonista. Ma un discorso analitico su come stanno le cose, cioè entrare nella piega dei problemi, questo raramente c’è nel dibattito pubblico.

Ci sarà nel dibattito colto, ammesso che ci sia, ma non c’è nel dibattito pubblico, e allora si va avanti per luoghi comuni. La strategia della riflessione con padre Samir di oggi è porre le domande su cui alcune volte nasce l’equivoco.

Una delle prime questioni che riguarda l’Islam è il rapporto tra l’Islam e la violenza, che è, in qualche modo, connessa ai monoteismi (e non solo). Quanto nell’Islam è costitutiva e quanto è da considerare una devianza? La seconda è sull’Islam e le libertà individuali e le frizioni nei rapporti di costume: familiari, sociali, personali. La terza è come e quanto la fede islamica può essere compatibile con i sistemi democratici, i valori europei e soprattutto la concezione laica dello Stato. La quarta se possibile tracciare una linea netta tra Islam e islamisti o vi è tra loro  un continuo trapassare. L’ultima è su come rendere compatibile e pacifici i rapporti tra Islam e Israele.

Samir Khalil Samir con Salvatore Natoli e Giovanni Bianchi

Samir Khalil Samir con Salvatore Natoli e Giovanni Bianchi

Samir Khalil Samir. Islam e occidente. Le sfide della coabitazione.

1. leggi il testo delle domande poste da Salvatore Natoli a Samir Khalil Samir

2. leggi la trascrizione della relazione di Samir Khalil Samir

3. clicca sui link sottostanti per ascoltare i file audio mp3

1. premessa di Giovanni Bianchi 03’17” – 2. introduzione e prima domanda di Salvatore Natoli 09’53” – 3. relazione di Samir Khalil Samir 1h 33’48” – 4. domanda e risposta 12’52” – 5. domanda e risposta 03’39” – 6. domanda e risposta 06’14” –  7. domanda e risposta 12’56” – 8. domanda e risposta 03’57” – 9. domanda e risposta 10’16” – 10. domanda e risposta 14’45” – 11. domanda e risposta 10’49” – 12. domanda e risposta 12’30”

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Testo delle domande poste da Salvatore Natoli a padre Samir Khalil Samir

Islam e occidente: sciogliere alcuni nodi centrali di questo rapporto

  1. ISLAM E VIOLENZA: la violenza è, in qualche modo, connessa ai monoteismi ( e non solo).  Quanto nell’Islam è costitutiva; quanto è da considerare una devianza? Le azioni violente trovano sia in alcuni versetti della Bibbia che nelle sure del Corano la loro legittimazione; Come evitarne gli effetti devastanti?
  1. 2. ISLAM: LIBERTA’ INDIVIDUALI, VITA QUOTIDIANA (riti e costumi). Vi può anche essere tolleranza e perfino accettazione e rispetto per la fede islamica, ma le frizioni nascono per lo più nella vita quotidiana nei rapporti di costume: familiari, sociali, personali. Come è compatibile l’ organizzazione familiare e il ruolo della donna islamico con i diritti della persona, i rapporti paritari tra i sessi , la garanzia delle libertà individuali?
  2. 3 ISLAM E STATO LAICO. Come e quanto la fede islamica può essa compatibile con i sistemi democratici, i valori europei e soprattutto la concezione laica dello Stato?
  1. ISLAM  E  ISLAMISMO. E’ possibile tracciare una linea netta  tra Islam e islamisti o vi è tra loro  un continuo trapassare? Come evitarlo.
  2. 5.ISLAM E ISRAELE Come rendere compatibile e pacifici i rapporti tre Islam e Israele? Quale la radice del conflitto e come sradicarla.

 


Trascrizione della relazione di Samir Khalil Samir

Buon giorno prima a voi tutti. Qualche volta mi aiuterete a trovare la parola italiana giusta, ma non sempre, soprattutto quando devo tradurre dall’arabo il testo coranico. Ringrazio prima il professor Natoli per aiutarmi a concretizzare il discorso.

Forse c’è una differenza di vocabolario, però su un punto non sono d’accordo con ciò che è stato detto del rapporto tra monoteismi e violenza. È un’idea molto corrente, tutti la ripetono, ma non c’è la prova che c’è un rapporto tra il monoteismo cristiano, cioè tra il Vangelo, il messaggio del Vangelo, e la violenza; tra l’uomo cristiano e pagano certamente c’è perché è radicato, come è stato detto bene, nella natura e nella natura umana. Ma trovatemi un versetto, un brano del Vangelo che invita alla violenza; al contrario, invita a portare la violenza per ridurla, prendere su di sé. E anche ciò che vagamente ho sentito dal Santo Padre di recente nel suo discorso con l’iman del Hazar dove per bontà, diciamo così, ha detto che anche nel cristianesimo quando Cristo invita ad annunciare (“Andate e portate il Vangelo a tutte le nazioni”) c’è anche un aspetto di aggressione come nell’Islam, è falso, anche se questo non era un testo dogmatico, era in un contesto di discussione amichevole.

Ho cercato veramente a trovare un invito nel Vangelo alla violenza contro gli altri, contro di sé certo, contro me stesso. Questo non significa che i cristiani non hanno praticato la violenza. Eccome! Ma faccio distinzione tra il testo fondatore ed è questo l’essenziale, e i vari testi, e non vedo che ci sia un legame tra il monoteismo come tale e la violenza. Certamente, nell’Islam, nell’Antico Testamento c’è la violenza nel testo. Nel Corano, e lo dirò, è che questo rinforza l’atteggiamento violento della persona perché lotta non per sé, ma per Dio e allora gli dà anche uno slancio, una forza interna immensa. E lo vediamo nei nostri giorni nel fenomeno di Daesh, ISIS, IS, come volete, che diviene una barbarie per difendere l’onore di Dio. Nel Vangelo non ho trovato che cosa potrebbe invitare a questo, anche se il cristiano, ancora una volta, l’hanno praticato.

La violenza e l’Islam, la violenza e il Corano. Io ho scritto un piccolo libro intitolato Violenza e non violenza nel Corano e nell’Islam, scritto in francese. Do un po’ la sostanza. Prima dico violenza e non violenza perché e l’una e l’altra si trovano nel Corano, e l’una e l’altra si trovano nell’Islam. Sapete che il Corano, formato da 114 capitoli, come è costituito, come si presenta? C’è un piccolo, il primo, Sura si dice, parola che non è araba, probabilmente semitica, ma non ha questo senso in arabo: le Sure sono come i capitoli. Il primo capitoletto di cinque righe, è come la prefatio al Corano. Poi i capitoli sono organizzati come le lettere di san Paolo, cioè la più lunga prima e la più breve dopo, ma non c’è né una classifica cronologica, né tematica. Per capire il Corano devo esaminarlo cronologicamente, cioè legato alla vita di Maometto. Due parole su questo: nella vita di Maometto abbiamo due fasi a partire dal momento della sua predicazione. Intorno ai quarant’anni, lui fa un’esperienza spirituale, dico la tradizione islamica come parla, è difficile fare un controllo storico perché non abbiamo dati, siamo in una cultura orale, praticamente la scrittura nel VII secolo in Arabia non è utilizzata, abbiamo dei poemi che risalgono al V secolo, ma tutti trasmessi oralmente.

Dunque, secondo la tradizione islamica Maometto fa un’esperienza spirituale ritirandosi nella montagna vicino alla Mecca e lì ha la convinzione che le divinità non esistono, c’è solo il Dio. Diciamo anche che non è necessario che l’abbia inventato perché erano presenti alla Mecca dei gruppi cristiani, sia cristiani etiopi che erano quelli che proteggevano la città, sia cristiani appartenenti a sette, a gruppi che non si riesce a definire chiaramente ma non appartengono alle grandi chiese, alle tre grandi tradizioni cristiane, diciamo quelle dette ortodosse, dette scismatiche come giacobiti e nestoriani, dico dette perché oggi giorno possiamo dire con certezza e chiarezza che queste opposizioni dogmatiche, tra virgolette, non lo erano: ne abbiamo le prove studiando i testi del IV, V secolo e dopo, ma è un altro capitolo. Dunque, cristiani fuori del cristianesimo ufficiale organizzato.

Dunque, lui predica l’unicità di Dio, non ha gran successo. Tra l’altro, in questo periodo che va dal 610 al 622, questi dodici anni, il periodo della Mecca, sua città natale, e il secondo periodo successivo di dieci anni, 622-632, data della morte, è fuggito a Medina che è a 350 km dalla Mecca per evitare conflitti e rischi di vita tra la sua tribù e le altre. In questo primo periodo predica l’unicità divina e i grandi principi spirituali e umani, diciamo, di virtù. Si sposa a una parente che è noto che appartiene a questo gruppo cristiano di cui non conosciamo bene i particolari della sua fede, ma è un gruppo cristiano: la prova è che uno che la tradizione araba chiama il vescovo della Mecca, ma non c’era vescovo alla Mecca, dunque un responsabile religioso ed è lui che ha celebrato il matrimonio e si chiama Waraqa ibn Nawfal, e su di lui abbiamo parecchie informazioni e un libro che lo descrive. Dunque, ha fatto un matrimonio nella linea cristiana con una donna che lo era, che era la sua padrona nel lavoro e che è morta nel 619 quando ancora era alla Mecca. È un matrimonio monogamo e durante quel periodo lui non ha rapporti con altre donne.

E in quel periodo, tornando al Corano e se prendiamo tutti i testi di quel periodo, non c’è un appello alla violenza contro chi non la pensa come noi. È molto importante. Parentesi per capire: i capitoli del Corano sono classificati per lunghezza però portano un titolo, Capitolo della vacca, il capitolo due per esempio, Capitolo del bottino, eccetera, e l’indicazione del periodo, o della Mecca o di Medina. Allora dicono è una Sura, un capitolo meccano che si chiama la vacca, o un capitolo medinese. Questa distinzione molto importante per noi è che i dotti mussulmani hanno fatto una classifica relativa dei capitoli perché si dice ma non appartiene a ciò che i mussulmani considerano la rivelazione. Tutto ciò che sta sopra non è Corano, ma è informazione sul capitolo. Allora danno il nome, dicono meccano o medinese, e dicono questo capitolo è stato rivelato dopo quello. E così si può ricostituire una cronologia relativa divisa in due periodi.

In tutte le Sura, i capitoli della Mecca, non c’è una violenza in nome della fede, per conto mio le ho classificate. Cioè si parla di lotta ma non è, come vedremo nel periodo di Medina, non è sistematico, è una lotta: difendetevi oppure… Vediamo se riesco a tradurre, il Corano ha una lingua difficilissima che è considerata come la più bella, è anche rimata, non tutto è rimato, ma spesso: nello stile arabo abbiamo oltre alla poesia che porta una rima su tutto il poema e che comporta delle regole, un ritmo, un numero di sillabe accentate identico, eccetera, ed è una cosa molto regolata, abbiamo la prosa rimata che è una prosa normale ma che ha alla fine un suono in ogni versetto, diciamo. Perciò è anche difficile.

Cito il più antico, quello del capitolo 109, detto capitolo degli infedeli, Kafiruna. O infedeli, io non adorerò ciò che voi adorate e voi non adorate ciò che io adoro, avete la vostra religione, io ho la mia: questo è un brano del capitolo 109. Chiaro, ognuno ha la sua religione, punto. Il Capitolo della caverna, Al-kahf, Sura 18, è una storia che viene dal cristianesimo dei sette dormienti di Efeso che sono stati uccisi e messi in una caverna e si sono svegliati dopo decenni e ripreso, per allusione, nel Corano. Vedete che l’influsso cristiano o ebreo è ovvio in tutto il Corano, ma in tradizione orale ovviamente. Dice così: la verità emani dal tuo Signore, chi lo vuole creda, chi non lo vuole non creda, sia miscredente. Noi abbiamo preparato per gli ingiusti un fuoco le cui fiamme saranno intorno a loro e se implorano di bere gli daranno un’acqua che è fatta di metallo fuso che brucerà i loro visi e intestini; che è bevanda pessima, e quella è la loro dimora. Lì abbiamo la minaccia, ma non c’è violenza tra i credenti e i non credenti.

In un terzo testo coranico, capitolo 16, Capitolo delle api: prega sulla via del tuo Signore con saggezza o chiama la gente piuttosto, chiama la gente a seguire il cammino del tuo Signore con saggezza e buona esortazione e discuti con loro nella maniera più bella, perché il tuo Signore conosce meglio di te chi segue il cammino sbagliato e chi è ben guidato: dunque, lascia questo a Dio. Si vede come il confronto tra Maometto che è convinto dell’unicità divina e la sua gente della Mecca che pratica il politeismo e Dio gli parla dicendo: lascia che ognuno faccia a modo suo.

Questo, ma ci sono altri brani, durante il periodo della Mecca, il primo periodo. Nel 622 lui fugge per non essere ritrovato, fa un giro, parte in senso opposto alla direzione di Medina per non essere ritrovato, fa un giro e arriva due mesi dopo a Medina dove aveva fatto un patto in occasione del pellegrinaggio annuale alla Mecca che durava una settimana di festività, eccetera, aveva fatto un patto con le due tribù arabe pagane di Medina cercando di convertirle vedendo che non c’era risposta nella sua tribù, se non una risposta debole; fa un accordo con loro e programma di raggiungerle a Medina e che loro lo accoglieranno. Perché siamo in un sistema dove non c’è una nazione, ci sono tribù associate tra loro che sono le une contro le altre.

Allora, raggiunge le due tribù medinesi e lì abbiamo alcuni testi. Il primo, traduco come posso: combattete sulla via di Dio, di Allah. Allah non è un termine islamico anche se i mussulmani cercano di imporre che Allah appartiene a loro e vogliono vietarla ai cristiani. Per esempio in Malesia, i cristiani non hanno il diritto di usare la parola Allah, devono inventarsi un’altra parola che non c’è. Allah è un termine semitico come Elohim, Eloah, eccetera. È un termine semitico per Dio. E noi cristiani abbiamo i poemi cristiani pre-islamici, una raccolta di centinaia di pagine, che parlano di Allah. Tra parentesi, solo per dire che, se sentite dire che questo è il Dio dei mussulmani, sbagliate o sbagliano: non c’è un Dio di loro e un Dio di noi.

Dunque: combattete sulla via di Dio quelli che vi combattono e non esagerate, non trasgredite letteralmente, perché Dio non ama chi trasgredisce, uccideteli dovunque li troverete, cacciateli via da dove vi hanno cacciati, la ribellione è peggiore dell’uccisione (cioè fa allusione a conflitti tra il gruppo dei credenti, dei mussulmani, diciamo, e il gruppo dei non-mussulmani ), ma non combatteteli vicino alla moschea sacra a meno che non vi abbiano combattuto lì dentro; se vi combattono uccideteli, tale è la retribuzione dei miscredenti, se si pentono, Dio perdona ed è misericordioso, sono i due termini. Continua: combatteteli finché non ci sia più associalismo. Associalismo è un termine del Corano per associare a Dio altre divinità, dunque sarebbe il politeismo, la religione sia integralmente per Dio solo. Se smettono le ostilità, smettete a eccezione di chi è stato ingiusto verso di voi. Questo è il Capitolo 2 della vacca, versetti 190-193.

Nello stesso capitolo, versetti 216-217, è il capitolo più lungo, perciò con molti versetti: il combattimento vi è stato imposto anche se non vi piace, perché si esigeva che tutti gli uomini adulti combattessero e c’era chi cercava di fuggire. Forse avete avversione per una cosa che però è un bene per voi, cioè voi volete fuggire, avete avversione per la guerra e forse amate una cosa che è cattiva. È Dio che sa e voi non sapete che cosa è buono per voi.

Ti interrogano sul fatto di fare la guerra durante i mesi sacri: nella tradizione pagana araba c’erano i tre mesi sacri dove non si faceva la guerra, la guerra faceva parte della vita quotidiana anche per sopravvivere e per prendere schiavi o donne, eccetera, però c’era una pausa nella tradizione pagana. Quando ti interrogano sul fatto di fare la guerra durante i mesi sacri, dunque rompendo il contratto, di’ loro: combattere è un peccato grave, ma più grave verso Dio è fare ostacolo al cammino divino, essere empi verso di Lui e verso la moschea sacra e la ribellione è più grave dell’uccidere.

Di nuovo avviene questo, cioè è il periodo dove lui ha combattuto contro i non credenti anche durante i mesi sacri e anche dentro la moschea sacra, il luogo sacro, e si giustifica dicendo: combattete per Dio. Abbiamo così dei brani: combattete, non lasciate fuggire, eccetera. Questo è nel Corano. Nella vita di Maometto la stessa cosa. Alla Mecca non c’è la guerra, non la fa, a Medina prima si mette con le due tribù arabe pagane ma c’erano a Medina tre tribù arabe ebraiche. Ebraismo era una religione, non è una razza. Tra parentesi, questo è uno dei drammi dell’epoca moderna che si dicono, gli ebrei, come se fossero una nazione: gli ebrei come i cristiani non sono una nazione, è un atto di fede.

Dunque, c’erano le tre tribù e Maometto si avvicina alle tribù ebraiche e impara molte cose da loro su Dio, sull’Antico Testamento e sulle loro usanze. Per esempio, il ramadan è un mese che si chiama mese di ramadan, ma il digiuno era solo un giorno, yom kippur come gli ebrei. Poi, quando ha preso le distanze dal gruppo ebraico, ha creato il suo digiuno vale a dire tutto il mese di ramadan e si fa dall’alba fino al tramonto. Ancora oggi nel cristianesimo, nella chiesa copta il digiuno ogni mercoledì e ogni venerdì è il digiuno della grande quaresima che dura più di 40 giorni perché c’è la domenica esclusa, il digiuno va dall’alba al tramonto, né bere, né mangiare, né niente. Il concetto è comune. Per esempio, le preghiere erano tre all’origine, poi diventano cinque come nell’ebraismo.

Dunque, lui impara le storie dell’Antico Testamento, eccetera. Impara con gli ebrei e questo dura più di un anno ma poi vede che loro, gli ebrei, dicono che non c’è altro Dio se non Dio, Allah, però non riconoscono Maometto come messaggero di Dio. Sapete che la professione di fede mussulmana, per diventare mussulmano basta dire una frase: Maometto è il messaggero di Dio. Avendolo detto io, se fosse qui un iman, o due, direbbero: allora sei diventato mussulmano, ma per fortuna non ancora. Loro dunque credevano nella prima parte e perciò c’era amicizia e sperava che avessero adottato anche lui come profeta. E rifiuta. Allora comincia la guerra con gli ebrei e trova un pretesto: che la tribù più forte avesse fatto un patto con la Mecca, avesse dato informazioni sulla persona di Maometto, eccetera, e allora fa la guerra a questa tribù e ammazza, secondo gli storici mussulmani, tra 600 e 800 uomini che sono stati tutti decapitati. Maometto sorvegliava, guardava, ha dato ordine di scavare una fossa enorme per buttarli tutti lì dentro, mentre donne e bambini diventano schiavi e schiave nell’harem.

Gli attacchi alle carovane erano una cosa banale, per così dire, perché ci si deve mettere nel contesto desertico, le città erano delle isole, piccole oasi, però non c’era abbastanza cultura e quando passava una carovana attaccavano per prendere il bottino, materiali e persone, schiavi e schiave, e da qui anche il capitolo che si chiama Capitolo del bottino che distribuisce le funzioni: il profeta ha il quinto, il 20%per lui, la sua famiglia e i poveri, e gli altri, secondo il loro coraggio hanno la seconda scelta, la terza scelta, tutto è previsto nel Capitolo del bottino.

Dunque, lì le guerre sono continue, sono guerre o attacchi diurni o notturni. Abbiamo due parole in arabo di quel periodo per distinguere e la prima biografia di Maometto, scritta molto dopo la sua morte – è morto nel 632, secondo la tradizione islamica -, abbiamo due biografie attorno all’anno 750. Una delle due si chiama: il libro delle razzie, che ha dato la parola italiana di razzia, e anche in francese, in spagnolo ed è parola araba. Dunque, per raccontare la biografia di Maometto si intitola il libro delle guerre, degli attacchi diurni o notturni.

La violenza fa parte, questo è sicuro. Ci sono dei versetti chiari e degli atti chiari e questo purché sia per Dio, è l’intento che giustifica e raggiunge ciò che il professore diceva. Non si fa la guerra in teoria se non per difendere il nome di Dio e il progetto di Dio dei mussulmani. E sarà lo stesso per i cristiani, per tutti quanti, insomma, per i buddisti e per gli indù. Oggi ammazzano i cristiani in alcune zone dove il partito indù che è al potere è forte, per difendere la loro religione contro i miscredenti. Dunque, non è monoteismo, è per difendere quello che ognuno chiama Dio o divinità, in realtà la cultura sua, per difendere la nazione, la cultura, come gli elleni o i barbari. Certo, non era monoteismo.

Allora, il dramma che viviamo oggi è che l’ISIS, che è Islamic State for Iraq and Siria, e questo non è per caso Iraq and Siria, perché non Egitto, perché non Giordania? C’è un motivo chiarissimo: perché questi due paesi sono retti dagli sciiti, gli wahabiti in Siria che sono un ramo degli sciiti, e gli sciiti (gli appartenenti al Consiglio Supremo per la Rivoluzione Islamica in Iraq, secondo l’acronimo inglese SCIRI)) in Iraq che gli Stati Uniti, nella loro grandissima saggezza, hanno messo al potere quando hanno ucciso Saddam Hussein, che era sunnita; allora, vedendo che gli sciiti erano un po’ più numerosi dei sunniti hanno messo al potere gli sciiti che si comportano a favore del sciismo. Allora, questi due paesi essendo sciiti si attaccano e dunque chi sta dietro sono i sunniti e sappiamo che sono l’Arabia Saudita e il Qatar che hanno la possibilità di fare questo. Non fanno un gesto se non ha referenza o nel Corano o nella vita di Maometto. Quando è stato bruciato vivo il pilota giordano, l’università Al Azhar, che rappresenta il sunnismo nel mondo, ha detto: questo è inammissibile perché c’è un detto di Maometto che dice: il castigo con il fuoco appartiene a Dio, la jiin. Certo, c’è questo detto di Maometto, ma purtroppo c’è anche un altro detto di Maometto che quando gli sono andati a dire: abbiamo trovato questi due omosessuali, che dobbiamo farne? Ha risposto: bruciateli. E li hanno bruciati. Dunque, loro nell’ISIS, hanno un iman, o più, che devono decidere se è lecito o meno, non fanno niente di illecito, purtroppo, e dunque si appoggiano sia al Corano che alla tradizione.

Natoli Bene, le cose che ci ha detto sono di grande importanza, ma la discussione dopo. Adesso bisogna fare delle domande cruciali, vere, e devo dire che la risposta che noi abbiamo ricevuto è di grande interesse perché anche studiosi di islamismo italiani, quando parlano del Corano, dicono: va beh, questo è secondario, c’è un atteggiamento buonista e simpatetico, anche di studiosi molto seri, e qui invece siamo di fronte a una documentazione storica, testuale, che dimostra che il problema c’è.

Samir Anche il Santo Padre è buonista perché è ignorante dell’Islam, non è colpa sua, quando ha detto che l’Islam è una religione di pace, non è vero.

Natoli La cosa interessante è che nell’atteggiamento del papa non c’è tanto un discorso di tipo storico-critico, esegetico, ma il tentativo di un’apertura. Quindi c’è un atteggiamento di strategia, di avvicinamento, ma quando vengono degli studiosi a dire: è come nel cristianesimo, io molte volte dico: sono d’accordo che nel Vangelo non ci sono queste regole, però mi dicono: questo non è Vangelo, io dico: guardate che per venti secoli è esistita la cristianità, non potete dire che la cristianità è un incidente della storia saltando venti secoli e dire che il Vangelo non c’è. Bisogna fare i conti anche con la storia delle tradizioni.

Poi c’è un altro punto ma su questo soltanto una indicazione, che queste cose che nascono, come dal punto di vista storico-critico è stato ampiamente dimostrato da contesti, quando diventano testi rituali si perde la contestualità e resta la dottrina e quindi sono un potenziale terribile perché diventa senza tempo il testo. Cioè, quando l’islamico lo legge, non lo legge da storico-critico e quindi dentro al Corano c’è un obiettivo pericolo per cui bisogna tenere conto di questo per impostare un dialogo che tenga conto di una emendazione della tradizione, perché se non c’è l’emendazione della tradizione non ci si parla mai. Quindi, da questo punto di vista io ringrazio anche in particolare questo discorso perché è un discorso che sento come originale rispetto a teorie di amici fondamentalmente più giustificazioniste e quindi rendono superficiale il rapporto.

Probabilmente io ridurrò le domande perché voglio che parliate voi, alcune cose sono state già accennate, Islam, islamismo, Israele e Islam, però a me interessa adesso per venire a noi, si può avere anche un atteggiamento di riconoscimento, di apprezzamento dei valori religiosi e spirituali dell’Islam, però nel rapporto Islam-Occidente i punti in questione non sono sulla fede in generale, ma sulla vita quotidiana, perché i conflitti avvengono sempre nella vita quotidiana, perché lì si scatenano a ogni momento equivoci. Posso anche accettare la spiritualità islamica, dire che l’Islam è una via verso Dio, con tutti i guai che ci sono dentro, però è una grande spiritualità, perché i guai non dipendono solo dall’Islam, dipendono anche dalla storia. Appunto, io ho detto che tutte le religioni sono violente, però non tutte le religioni hanno per Dio quell’elemento di verità che gli dà un’assolutezza mentre gli altri sono conflitti anche violenti ma non per Dio. Mentre si può apprezzare la spiritualità anche purgata da queste cose, però c’è una ritualità, un costume, una pratica.

Ecco, un’affermazione molto interessante fatta sugli ebrei che sono una religione, non sono una razza. Ma le religioni sono organizzazioni quindi il discorso razzista in termini di sangue è molto tardivo, ma che siano istituzioni, e che funzionino come istituzioni, e che il giudaismo nella diaspora sia vissuto proprio in forza della ritualità e che questa ritualità è vincolante proprio della quotidianità. Allora, venendo a noi, il modo di concepire la famiglia, il potere arbitrario del maschio sui figli e sulla moglie sino al diritto all’uccisione laddove si trovi la giustificazione coranica, il ruolo subalterno della donna, sostanzialmente in nome di Dio la non accettazione della laicità dello stato, questi sono problemi che esistono e allora se si vuole affrontare e creare una possibilità di convivenza pacifica bisogna vedere come sciogliere questi nodi della vita quotidiana, perché, vero, non vero, cioè tutti i conflitti si scatenano nella quotidianità e sono degli equivoci permanenti , cioè sono quei nodi dove tu inciampi sempre. Ma questo accade nei condomini sulla spartizione dell’acqua e se accade nei condomini, immagina… Allora anche qui un atteggiamento veloce, buonista, tutti quelli che parlano del dialogo, poi di fatto il problema è che molti parlano del dialogo ma questi non lo incontrano mai. C’è un’apologia del dialogo, come l’apologia dell’altro, una parola che provoca l’altro, l’altro e l’altro e poi litigano con il fratello, con il cugino, e con l’altro.

Perché io parto da questa idea: se si sciolgono i nodi pratici si capisce di più la spiritualità, se non si sciolgono i nodi pratici questi fanno da ostacolo alla comprensione stessa della spiritualità.

Samir Lei ha toccato qui un punto essenziale nella vita delle persone e degli stati, eccetera, che è il rapporto tra persone, tra gruppi, tra nazioni. E nel caso concreto dell’Islam tocca il problema dell’integrazione; fino a che punto? Allora, tutti i gruppi tendono ad avere un progetto totalitario che va dalla spiritualità, se c’è ancora una spiritualità, o la non spiritualità, al modo di mangiare, di relazionarsi con gli altri, eccetera. C’è una differenza di principio tra il progetto cristiano evangelico, e il progetto delle religioni anche basato sul loro libro, per esempio ebreo, indù, mussulmano.

Il progetto cristiano non prevede una dimensione socio-politica: non mi dice come mangiare, come lavorare, se posso avere contatti con questo o piuttosto con quello; dà dei principi generici a ogni società per costruire un progetto secondo il Vangelo che sarà in parte diverso da altri. Nell’ebraismo, nell’Islam e anche, da ciò che sento dai miei confratelli dell’India coi quali vivo a Roma, nell’induismo mi dicono come mangiare, come vestirmi, come deve essere la relazione tre uomo e donna. Tutto va nel modo più concreto: tu non puoi prendere della carne suina, perché? Perché è impura. Tu hai fatto il controllo se è impura? No, impuro è un concetto spirituale, religioso.

Se dovessi dire di più , direi che il cristianesimo non è una religione se considero religione quello che descrive l’ebraismo, l’Islam o l’induismo: è un modo totale di essere, di vivere con gli altri e di vivere con me stesso, di relazionarmi a Dio, non prevede che devo fare cinque volte, o tre volte la preghiera, e a tale ora, e che la preghiera deve essere orientata in questa direzione. Era orientata tra l’altro per i mussulmani prima verso Gerusalemme e quando c’è stato lo scontro con gli ebrei è stata orientata alla Mecca. E che vuol dire? Nella tradizione cristiana si dice orientamento verso l’est anche se qui probabilmente non lo vivete, ma nella chiesa copta, quando siamo in una sala così che vogliamo dire il Padre Nostro o una preghiera si cerca e ci si mette verso l’est perché è simbolico della luce, del sole, eccetera. E nel battesimo lo stesso, in direzione dell’est, oppure dell’ovest, ma è simbolico, non è un rituale obbligatorio. Nel mangiare niente è vietato o consigliato, è la salute e l’igiene che decide, anche di digiunare eccetera.

Per questo dico che il cristianesimo, paragonato con le religioni che conosco, non è una religione, non dà un quadro se non spirituale. L’Islam, l’ebraismo, altre, sì. L’ebraismo ha avuto il tempo di imparare a convivere con i cristiani e con altri, si è secolarizzato un po’, però uno che osserva tutte le particolarità dovrebbe anche dissociarsi da me in certe cose. Per l’Islam tutto è islamico, qualunque cosa. Un’ultima cosa: mi hanno interrogato un mese fa dalla Svizzera, vicino a Lugano, a proposito dell’abitudine svizzera di salutare la maestra o il maestro appena si entra a scuola. All’inizio dell’anno sono arrivati due ragazzi di 14 e 15 anni che hanno detto: no, non posso perché è una maestra, una femmina, e la mia religione non me lo permette. Hanno ragione perché nell’Islam la donna potrebbe essere impura. Che vuol dire puro o impuro? Vuol dire avere il ciclo mensile o meno, e allora è impura o pura. Ma che c’entra la purezza con un fatto naturale che, anzi, permette la gravidanza, il parto, eccetera?. Lodiamo Dio che c’è questa possibilità. Ma lo so per esperienza: in Libano, in Egitto non era il caso, soprattutto con gli sciiti, io non saluto mai una donna se lei non fa il gesto prima per rispettare non la sua religione ma lei, che sta lì. Trovo che è una stupidaggine, ma ha il diritto di essere stupida se lo vuole, per lei non è stupidaggine, è religione. In ospedale, o a scuola chiederò un menù islamico. E come faccio? Allora si sopprime dalla scuola tutto ciò che non è ammesso dai mussulmani. D’ora in poi non si mangiano più le salsicce di maiale.

Ed è così, entra in tutto, dalla preghiera cinque volte al giorno a ore precise, allora chiedo di interrompere il lavoro, ma se sono nella catena di 24 ore su 24 come faccio? Chiedo il permesso? Insomma sono sempre eccezioni perché voi, la vostra civiltà è pagana, non ha principi, noi ne abbiamo, dovete rispettarci. Dico no, io vi rispetto ma il regolamento è questo, tu ti arrangi, se trovi uno che prende il tuo posto io non ho problemi, ma non posso interrompere la catena di montaggio perché un tale deve pregare.

Dunque, più la religione ha degli elementi pratici, più l’integrazione è difficile. Non posso abitare vicino a questo o a quello: potrebbe anche essere per motivi non religiosi perché non mi piacciono i neri o i bianchi, eccetera. Se questo fa parte della religione, la religione diviene un carcere, una gabbia, in nome di Dio. Io parlando con i miei amici mussulmani dico: veramente tu credi che è Dio?che c’entra? Che importanza ha? Nel mangiare vedo che cosa è igienico, il grasso non è vietato, se però mi fa male allora il medico è la mia guida e non il profeta. Eccetera.

Entriamo in conflitto in molte, molte cose che non ci dovrebbero essere. Per questo vedo come i cinesi, io non ho studiato niente della Cina, ma vivo a piazza Santa Maria Maggiore, a 200 metri dalla stazione Termini e da Piazza Vittorio e lì ci sono adesso in tre anni più di 50 negozi nuovi, tutti cinesi, meravigliosi. Se compro, non faccio propaganda ma è la verità, vado di preferenza da loro perché mi danno un prodotto corretto a metà prezzo. Inoltre, mi ricordo, cercavo una lente, ho girato per un’ora per trovare un negozio che mi potesse vendere una lente, ne volevo una piccola che si mette in tasca, poi ho detto: andiamo dai cinesi. Sono entrato: avete una lente? Sì, signore, e me ne porta una; non era abbastanza forte: una più forte? Sì, e me la portano. L’ho con me, nella valigia, piccola, in plastica. Quanto costa? Un euro. Me ne dia due. Ne ho prese due, ho dato due euro e sono partito. Mi corre dietro la signorina, o la signora, aveva la figlia con essa: signore, signore, la ricevuta. Ho pensato: quella non è italiana, non è napoletana, non è del sud. Per dire, loro in qualunque cosa si adattano perché non hanno una religione sacra, rivelata, dietro di loro che dice: comportati così. Si adattano alla situazione.

È quello che rende in Europa il rapporto con i mussulmani difficile perché loro vengono senza volerlo con dei principi, delle norme che non hanno niente a che vedere con la vita quotidiana, ma che sono norme per loro perché vengono da Dio. È peggio, è ancora più imponente. Per me la questione è: date a Dio ciò che è di Dio, e il mondo agli altri. Cioè Dio veramente come entra nella mia vita? Prima di tutto, il cristianesimo dice: Dio è amore, questo non l’ho trovato in altre religioni. Si può dire Dio è misericordioso, ma non è una definizione. E allora vedo come ogni gesto che faccio può essere conforme a questo ideale di divinizzazione dell’uomo possibilmente nella visione cristiana. Quella è la grande difficoltà che abbiamo con i mussulmani.

I mussulmani, e adesso concludo questo punto, i mussulmani laicizzati, o moderni, o liberali dicono farò ciò che posso, mi arrangerò per pregare, ricupererò una preghiera se voglio. Ho conosciuto in Marocco una donna che lavorava dalle suore come cuoca, meravigliosa, buona, fedele, tutto, e le ho chiesto: ma come fai, per esempio, per le preghiere? Dice: è facile, perché abbiamo il diritto di cumulare due preghiere; prima di andare al lavoro, a casa, faccio le prime due, quella dell’alba e della terza ora; a mezzogiorno quando ho servito le suore e preparato (mangiano alle 12) faccio la preghiera di mezzogiorno; quando rientro a casa alla sera faccio le ultime due. Una donna analfabeta, ma aveva nel cuore il buonsenso. Le figlie, perché mi ha invitato a casa sua che era una cameretta sotto la scala dove viveva con le due figlie belle e ben vestite che lavorano nel governo e hanno un buon salario. Ho parlato con loro e ho chiesto:f la preghiera come la mamma? Beh, sai, è un po’ difficile. Perché? Per la permanente. La permanente? In francese, non so se esiste in italiano, per i capelli, perché nella preghiera si devono passare le mani sulla testa, e questo potrebbe distruggere la parte superiore della pettinatura. Così mi hanno detto, un modo simpatico per dire: non siamo praticanti. Cioè se non prego, perché pregare significa anche fare tutto il resto, e anche le prostrazioni ed è vero che è difficile per una ragazza.

Ma questo è l’Islam, mentre il cristianesimo è un progetto spirituale e la spiritualità deve concretizzarsi in atti concreti che posso scegliere o che possono essere proposti. L’Islam è un sistema completo dove tutto è previsto con precisione: l’ora, il luogo, tutto, e che può liberare alcuni che entrano nel sistema o incatenarsi se uno non può. E questo è la difficoltà.

Natoli Allora, direi che alcune cose delle ultime tre domande, per esempio tutto il discorso dell’Islam stato laico, si è già intravisto e siccome siamo alle 11 e un quarto, io direi che di materiale di riflessione ce n’è tanto e queste ultime cose, anche se non sono state sviluppate in modo completo come le precedenti però sono già state accennate, possono essere riprese in termini di discussione. Quello che voglio mettere a punto, così per organizzare l’aggiornamento, in effetti alla fine il discorso che è stato fatto, ha fatto una comparazione fra le diverse forme di spiritualità. E sul cristianesimo, l’unica cosa che si può dire, così di passaggio, è che nella storia della cristianità si è ritualizzato di nuovo. C’è stata una ritualizzazione. E mi viene in mente, con altro significato e con altro valore, l’espressione di Nietzsche su Cristo, su Gesù: con la morte di Gesù comincia il disvangelium, soprattutto contro Paolo e l’affermazione sua è: Gesù non ha risentimento, e quindi da questo punto di vista non è un moralista perché per Nietzsche la morale nasce dal risentimento, mentre Lui, avendo il perdono incondizionato, sa dimenticare il male e quindi, da questo punto di vista, libera dal male perché lo sa dimenticare, non se lo ricorda per restituirlo, e quindi quando muore sulla croce, quando perdona il ladrone, il paradiso è lì in quel momento, in quell’atto e dopo questo è cominciato il disvangelium. Questo dice Nietzsche, cioè tutta la storia del cristianesimo è vendicarsi della morte di Cristo. Questo vuol dire tradire radicalmente quella morte. Per dire che il cristianesimo si è poi ritualizzato di nuovo.

Allora un punto, questa volta, diciamo, un feed-back di tipo politico: c’è differenza, a mio parere, tra il fondamentalismo e il terrorismo perché il fondamentalismo è la reazione di ultima novità a fronte della secolarizzazione, cioè si impauriscono e allora anziché, come le ragazze, rimodellarsi, per difesa si stringono. Anche il cristianesimo conservatore poi di fatto è fondamentalista. Quindi il fondamentalismo è una reazione di paura, di conservazione a fronte dei processi di modificazione dovuta ai fatti sociali, eccetera eccetera. Nel terrorismo invece c’è una combinazione tra quello che noi abbiamo detto di ISIS con interessi di tipo politico-materiale.

Questo ci porterebbe molto lontano ed è un discorso che possiamo affrontare un’altra volta, ma la situazione dell’ISIS si riapre. È difficile da risolvere perché è un luogo sperimentale di conflitti dove ognuno gioca la sua parte e tutti sono doppiogiochisti. La Siria fa il doppio gioco, l’Arabia Saudita fa il doppio gioco, l’America e la Russia fanno il doppio gioco quindi lì c’è un sistema incrociato di interessi per cui difficilmente se ne uscirà e allora in questo caso il terrorismo prende il versetto ma con una logica cinica, spietata e puramente politica. Però ha degli adepti, ha, diciamo, un bacino di prelievo che gli permette questo uso perverso. Quindi dicevo una combinazione tra un ateismo cinico che usa un fideismo arcaico. In questa sintesi è come dire, e secondo me ci sono stati, che i cardinali sono atei e invece i popolani no.

A questo punto ho fatto questo per tirare un po’ le fila. Adesso lei svilupperà la cosa e dopo il suo chiarimento facciamo fare delle domande.

Samir – Lei tocca Islam e laicità. Nel cristianesimo abbiamo un problema, ma religione e politica di per sé non erano nel progetto evangelico, lo è diventato nel corso della storia e poi i cristiani, che lo vogliono o meno, tornano a una certa laicità o al secolarismo. Ma dobbiamo tener presente che nel Vangelo si dice: date a Dio ciò che è di Dio, e quello è, diciamo, un punto fondamentale. Praticato o meno, è un altro discorso ma il progetto è quello ed è quello di Cristo, e lo conduce alla croce. Scelta non imposta. È molto difficile praticarlo come Cristo l’ha fatto ma almeno perché un ideale non dice ciò che è realizzabile necessariamente, ma dà la direzione e permette di andare verso questo punto.

Nelle altre religioni, soprattutto nell’Islam, ma anche altrove a diversi gradi, non è separabile, la religione è uno stato islamico. Anche per gli ebrei, in particolare per i più radicali. Io ho visto, sono stato quattro volte in Israele, e mi hanno spiegato come praticare il sabato; ci sono anche delle macchine che il venerdì si preparano in modo che all’ora voluta arrivi il gas, eccetera. Bene, loro sono contenti con questo. Perfetto, ma il sabato si cucina lo stesso solo che non ha toccato lui.

Nell’Islam abbiamo ancora di più. Il progetto è politico, cosa che non è a questo punto nell’ebraismo, ma per l’Islam si tratta di fare la città di Dio (ho preso un’espressione di Agostino), non è esclusa da noi, da tutti, ma lo scopo è veramente diverso. Lo scopo cristiano è di creare una comunità umana, rispettosa dei valori eccetera. Lo scopo mussulmano è di creare una città tutta retta da principi prestabiliti perché si pensa che siano di Dio, e secondo un modello che è quello dell’epoca dove è stato stabilito, nel VII secolo, e del contesto in cui è stato stabilito, cioè nel deserto arabico.

Ed è il problema che è stato sollevato adesso: il fondamentalismo che cos’è? È dire: io prendo alla lettera tutto ciò che sta, uno nel Corano, due nella tradizione maomettana, e lì ci sono libri enciclopedici, i detti di Maometto si contano per 60 mila. Andate a vederli e a controllarli e fanno la distinzione tra autentici e non autentici secondo un criterio che per me è infantile, ma lasciamo perdere.

Allora, il modello è già fissato per tutti i secoli. Oggi siamo in un periodo di fondamentalismo, abbiamo tre correnti fondamentalistiche in Islam fortissime. La prima è quella detta wahabita, lanciata intorno al 1780 in Arabia, che non era ancora saudita, da un certo Abd al-Wahhāb, un iman, uno dei nomi di Dio, iI donatore, che darà il wahabismo che ha scelto un sistema legale fra i più rigorosi, ha preso la più rigorosa ortodossia del XIV secolo e l’ha resa ancora più rigorosa. Tutti i gesti sono calcolati e ha fatto un patto con il capo della tribù di Ben Saud, dei figli di Saud, che li avrebbe sostenuti mentre i sauditi avrebbero assunto la sua visione dell’Islam. E così nascerà nel XX secolo l’Arabia Saudita quando questa tribù avrà conquistato tutte le altre e imposto il progetto di Abd al-Wahhāb. E questa visione è vista come il top dell’islamismo.

Poi è arrivato il petrolio, non scoperto dagli arabi ma dai britannici e dagli americani e questa era la prova che Dio benediceva la terra degli wahabiti e con questo è stato più facile comperare le coscienze e imporre il sistema. Gli wahabiti, l’Arabia Saudita, il Qatar costruiscono a migliaia le moschee del loro tipo e con i soldi possono comperare la gente e stanno facendo questo nel mondo islamico, non ancora nel mondo non islamico, imponendo migliaia di moschee attraverso il mondo, di scuole islamiche, eccetera. Questa è una ideologia.

C’è un altro gruppo, i salafiti. Salaf vuol dire gli antenati, ma ha preso il significato della prima generazione di mussulmani, quelli che hanno seguito Maometto e i suoi due primi successori diretti. Questo è il salaf e si dice in arabo salafesch, il buono, che fa tutto bene. Allora prendiamo il loro modello. Come mangiavano? Non avevano tavoli, non c’era legno nel deserto, per forza mangiavano a terra, dunque mangiamo a terra, Come si vestivano? Con una tunica lunga. Facciamo così. L’imitazione letterale del salaf. Perché? Perché loro hanno conquistato il mondo ed è vero. Nel Seicento, Maometto è morto nel ’32, nel ’36 l’esercito mussulmano conquista Gerusalemme, Damasco, e ne fa una parte dell’Islam. Nel ’39 conquistano Il Cairo e islamizzano lentamente i cristiani. Nel ’41 conquistano Alessandria e di là passano al Nord Africa e dalla Siria passano lentamente a quello che era l’impero bizantino, eccetera. Ci vorranno secoli, non importa. Dunque questo, ma perché hanno potuto conquistare? È lì il problema. Lo hanno fatto perché erano fedeli alla tradizione di Maometto, perché hanno applicato alla lettera tutto ciò che Dio attraverso il Profeta aveva detto. Dunque, noi oggi siamo i peggiori della terra, siamo i meno civilizzati, eccetera. L’Occidente ci ha conquistato, come conquisteremo noi il mondo? Tornando alle origine, applicando i salafiti: li vedete con una barba lunga perché il profeta non aveva ancora il rasoio elettrico, e così via. Cioè l’imitazione materiale diviene il progetto e noi lo riconosciamo quando camminano a Beirut o a Birmingham: i salafiti si riconoscono subito dal vestito, da tutto.

E poi nel 1928, dopo la caduta degli imperi in Europa, e soprattutto dell’impero ottomano, è venuto Kemal Ataturk che ha laicizzato, che ha europeizzato, eccetera. Ha vietato l’Islam, l’appello alla preghiera dai minareti. E nel ’23 la proclamazione della repubblica, nel ’24 la laicizzazione, eccetera. Allora è venuto un giovane professore di islamistica, egiziano di Ismailia, e ha detto: dobbiamo re-islamizzare l’Islam come i fratelli mussulmani: ha lanciato il progetto che non ha avuto successo, ha cercato di ricreare il califfato che era stato abolito. Pensate, califfo vuol dire successore, successore di Maometto. Il primo califfo Abu Bakr è di pochi anni dopo la morte di Maometto. Dal 735 fino al 1923-24 c’era un califfo che governava tutto il mondo islamico. A un tratto, niente; dopo 13 secoli un vuoto. E allora si sono chiesti e lui ha lanciato il progetto dei fratelli mussulmani: dobbiamo prima re-islamizzare i mussulmani e vinceremo il mondo.

Questi sono i movimenti fondamentalisti, a gradi diversi, che oggi si diffondono dappertutto e guadagnano terreno: gli uni con i soldi, altri con l’ideologia. Come si passa da là al terrorismo? I terroristi sono tutti fondamentalisti ma c’è un elemento in più: che possono usare qualunque mezzo, il più selvaggio, pur di arrivare allo scopo, per dire che sono fedeli all’Islam. Basta trovare un versetto del Corano o un detto di Maometto, o un‘azione i due fanno la sunna, la tradizione. Allora troviamo ciò che conviene e lo applichiamo. Il dramma è che sono arrivati a un punto estremo di barbarie, ma applicano il Corano, applicano la sunna. E il mussulmano è imbarazzato. Li condanna in nome dell’umanesimo, ma che vuol dire umanesimo? Non viene da Dio. Ecco, i mussulmani sono molto imbarazzati: quelli che sono laicizzati, che vivono in Occidente condannano, gli altri che fanno? Si dissociano, dicono questi non sono mussulmani, questo non è l’Islam. Mi scuso, è l’Islam più rigoroso, ma tutti gli iman in Europa vi diranno questo non c’entra con l’Islam perché l’Islam vuol dire pace, l’Islam vuol dire salaf che è una assurdità linguistica, ma lasciamo perdere.

E allora siamo in una situazione molto difficile per i mussulmani perché sanno bene che sono mussulmani, tutto ciò che fanno ha un appoggio o nel Corano o nella tradizione di Maometto, ma non sono d’accordo con questa brutalità e anziché dire: dobbiamo ripensare, negano. In Europa passa perché voi non conoscete il Corano, la sunna, eccetera. E allora c’è chi crede e chi non crede. Vi citeranno versetti, perché ci sono versetti anche pacifici: è un inganno, la cosa è di affrontare.

A questo punto vorrei concludere. Penso che noi cristiani abbiamo una responsabilità nel senso che dobbiamo aiutare i mussulmani, sono i nostri fratelli. Sbagliano in questo e in quello, sì è vero. Ma rimangono, come ogni essere umano, un mio fratello. Adesso si trovano nella situazione più pericolosa della storia moderna, mai siamo arrivati a questo punto. Tocca a noi, per quanto possiamo, aiutarli a trovare un equilibrio, in particolare senza cadere nella laicità aggressiva. Fare distinzione tra il politico e lo spirituale, non dico il religioso, lo spirituale come molti fanno e trovare una strada, come i liberali. Ma i liberali cadono spesso nel laicismo e nella secolarizzazione, e allora sono un cosa rivoluzionaria per gli altri mussulmani. Noi non vogliamo questo. Si tratta di trovare un Islam moderato, aperto a tutti quanti e rispettoso. Io sono mussulmano per la mia fede, rispetto secondo la mia coscienza. Solo che è difficile perché l’Islam è nato come un progetto conquistatore del mondo, con Maometto e lo ha fatto con la spada, Allora sono in un conflitto interno.

Ho delle relazioni molto fraterne con degli iman, alcuni di loro sono stati i miei alunni a Beirut all’università, dopo ho avuto più contatti con iman sciiti e mi hanno invitato nella loro città santa Al-Najaf in Iraq, e poi a Qom in Iran, ho passato otto giorni con loro, vivendo dalla mattina alla sera con una ottantina di iman e questa settimana mi hanno chiamato da Teheran, da Qom, per dire noi vogliamo incontrare il papa. Ci può aiutare per questo? Vedremo per avere un incontro. Addirittura mi hanno detto: vogliamo fare con lei a Beirut un progetto comune tra l’Islam sciita e i cristiani per costruire un progetto di civiltà culturale. È possibile? Non c’è dubbio, nella mia esperienza non c’è mai impossibilità, è difficile e ci vuole tempo, studio e praticità.

È possibile e penso che per voi che vivete qui la prima cosa è di essere, perdonatemi, buoni cristiani, perché l’immagine del cristianesimo che loro hanno è quella dei giornali, cioè è quella di una mancanza totale di religiosità o addirittura di immoralismo. Quando pensano all’Occidente, pensano: ma lì ci si può accoppiare con il primo incontrato, eccetera. Dico: ci sarà anche, ma non è questo. Cioè, vivere a fondo la fede cristiana è sicuramente ciò che ci avvicina di più ai mussulmani, perché se vanno nel profondo sono religiosi, profondamente religiosi, ma devono scoprire la necessità di distinguere: il colmo della religiosità è l’amore e amare chiunque sia, anche se non la pensa come me. E questo è, senza volerlo, una cristianizzazione, un’evangelizzazione e quando il Vangelo mi dice:andate, portate il Vangelo a tutte le nazioni, anche questo è un dovere, ma non vuol dire patteggiare necessariamente con la forza e con la politica.

Ecco un po’ come vedo la relazione e il rapporto con l’Islam. Grazie.

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