Tre giorni a Milano

linea_rossa_740x1Giovanni Bianchi

Il viaggio pastorale di Benedetto XVI a Milano dell’1-3 giugno scorsi, in occasione del Forum mondiale delle famiglie, può essere interpretato in molti modi.

C’ è sicuramente l’evento in sé, legato ad una manifestazione di livello mondiale che ha veicolato idee più o meno note su di un tema – la famiglia, la festa ed il lavoro- che forse meriterebbe approfondimenti non di maniera.

C’è forse il momentaneo sollievo del Pontefice di trovarsi in un ambiente diverso da quello in cui fazioni di cardinali e di vescovi si contrappongono gli uni agli altri in lotte di potere il cui legame con la dimensione evangelica è a dir poco labile.

Ma c’ è soprattutto l’occasione per l’uomo Joseph Ratzinger per presentarsi in pienezza per quello che è, nella sua dimensione intellettuale ed umana, nel commento alla Nona Sinfonia di Beethoven alla Scala, dove è vibrata la passione di chi nella musica sa ascoltare più del semplice suono degli strumenti, ovvero nelle risposte a braccio agli interrogativi delle famiglie nella veglia all’ Aereoporto di Bresso.

La stessa mano felice che troviamo nella migliore (fin qui) enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate, nella cui complessa architettura troviamo alcuni elementi fondamentali di riflessione .

Il primo lo troviamo laddove il Papa ricorda che la carità deve realizzarsi nella giustizia: ovvero, la carità eccede la giustizia, ma nello stesso tempo la presuppone, perchè se essa costituisce, come diceva Paolo VI, la “misura minima” della carità è altrettanto vero che non si può donare alcunchè agli altri se prima non gli si è dato quello che è loro secondo giustizia : sono evidenti le implicazioni di questa affermazione sotto il profilo sociale, dove spesso, da parte dei credenti, si è corso il rischio di scambiare il riconoscimento dei diritti specifici dei cittadini e dei lavoratori con una concessione di ordine caritativo, che dipende dalla buona o cattiva volontà altrui.

Il secondo elemento sta nel rapporto fra fede e ragione, che  è un elemento centrale  della riflessione di Benedetto XVI, e che richiama in primo luogo al tema della purificazione della ragione da parte della fede. Nell’ Enciclica si evidenzia allo stesso tempo “ la religione ha sempre bisogno di essere purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano”, ed aggiunge che “la rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell’umanità”, finendo inevitabilmente nelle secche del laicismo o del fondamentalismo.

Il terzo elemento è nel riconoscimento del valore specifico dell’economia di mercato, a cui però si affianca la necessità che tale economia sia sempre ricondotta alla sua finalità specifica, che è quella del bene comune. Di fatto, pur non giudicando la globalizzazione come elemento di per sé negativo o positivo, Benedetto XVI constata come il predominio della finanza sull’ economia, e prima ancora più in generale della tecnica sulla cultura, abbia come effetto quello di perdere di vista l’umanità del gesto economico, di fatto subordinando alle esigenze della massimizzazione del profitto quelle della persona intesa nel suo complesso. Ma, ricorda realisticamente il Papa, i costi umani sono anche costi economici, ed un’economia che si basa sulla disoccupazione di massa, sull’impoverimento diffuso, sul disprezzo dei diritti dei lavoratori e dei cittadini non va troppo lontano. Con altrettanto realismo l’antico professore tedesco ricorda che la divisione in due tempi fra produzione e redistribuzione della ricchezza non regge più, e che quindi ogni parte del processo economico va condotta in base al principio della giustizia distributiva, in tal senso rivalutando il ruolo specifico dello Stato e dei pubblici poteri e subordinando la logica contrattuale propria dell’economia di mercato all’esigenza di “leggi giuste e forme di redistribuzione guidate dalla politica” , tornando alla tripartizione degli attori economici e sociali suggerita da Giovanni Paolo II nella Centesimus annus: lo Stato, il mercato e la società civile .

Da qui, ed è il quarto elemento, la nuova funzione di taluni soggetti tradizionali della scena sociale, come i sindacati dei lavoratori, ai quali spetta non solo l’ovvia rivendicazione di un lavoro “decente” a fronte di quella vergogna globale che sono la povertà e la disoccupazione di massa, ma anche il “farsi carico dei nuovi problemi delle nostre società” come “ quell’insieme di questioni che gli studiosi di scienze sociali identificano nel conflitto fra persona – lavoratrice e persona- consumatrice”, e più in generale invitandoli a farsi carico anche delle violazioni dei diritti dei lavoratori nei Paesi in via di sviluppo .

Ecco, questo è il vero profilo di Benedetto XVI, fra Roma e Milano.

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