Disinformazione digitale e guerre civili transnazionali
Giovanni Ziccardi e Gabriele Suffia: tecnologie per il potere. Geografia delle cyberwars.

Già nel XIX secolo la rivoluzione industriale ha posto le basi per la prima grande guerra industriale, la Grande Guerra del 1914-1918, e adesso con la rivoluzione elettronica degli anni’90 del secolo scorso il concetto di guerra si sposta ad un livello mai sperimentato prima, ovvero allo spazio digitale, tant’è che si parla di guerra di quarta generazione.

Una guerra che unita al fenomeno della globalizzazione la rende una guerra per sua natura globale.

Questa guerra viene definita guerra ibrida (hybrid warfare) propri perché l’elemento asimmetrico del warfare diventa sempre più rilevante rispetto all’elemento simmetrico, prevalente nelle guerre del XVIII-prima metà del XX secolo il cui  monopolio della forza da parte dello stato faceva si che la guerra si limitasse al cosiddetto “campo di battaglia”, regolata da un insieme di “leggi” dello ius ad bello e ius in bello che sarebbero poi diventate le basi su cui verrà costruita prima la Società delle Nazioni, figlia dell’idealismo wilsoniana, e poi l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945).

Leggi l’introduzione di Marco Corno a Gabriele Suffia

(Giovanni Ziccardi non ha potuto essere presente per un impegno improvviso, la lezione è stata tenuta solo da Gabriele Suffia)

Clicca sui file audio sottostanti per ascoltare le registrazioni della lezione

(se vuoi scaricare i file sul tuo computer trovi i link in fondo alla pagina)

Premessa di Luca Caputo 08′ 50″

Introduzione di Marco Corno 12′ 03″

Relazione di Gabriele Suffia 1h 29′ 23″

Domande del pubblico 06′ 45″

Risposte di Gabriele Suffia e Marco Corno 19′ 45″

Domande del pubblico 13′ 60″

Risposte di Gabriele Suffia e Marco Corno 22′ 25″

Domanda dal pubblico, risposte di Marco Corno e Gabriele Suffia, chiusura della lezione 08’36”

Introduzione di Marco Corno a Gabriele Suffia

DISINFORMAZIONE CIVILE E GUERRE CIVILI TRANSNAZIONALI

Carlo Von Clausewitz (1780-1831), stratega prussiano, disse: “la guerra non è altro che la prosecuzione della politica con altri mezzi”. Tale definizione rappresenta ancora un pilastro centrale della strategia e degli equilibri di potere su cui si regge la comunità internazionale Vestfalia (1648) dato che la guerra non è scomparsa nell’ ultimo secolo ma si è semplicemente trasformata. Già nel XIX secolo la rivoluzione industriale ha posto le basi per la prima grande guerra industriale, la Grande Guerra del 1914-1918, e adesso con la rivoluzione elettronica degli anni’90 del secolo scorso il concetto di guerra si sposta ad un livello mai sperimentato prima, ovvero allo spazio digitale, tant’è che si parla di guerra di quarta generazione. Una guerra che unita al fenomeno della globalizzazione la rende una guerra per sua natura globale. Questa guerra viene definita guerra ibrida (hybrid warfare) propri perché l’elemento asimmetrico del warfare diventa sempre più rilevante rispetto all’elemento simmetrico, prevalente nelle guerre del XVIII-prima metà del XX secolo il cui  monopolio della forza da parte dello stato faceva si che la guerra si limitasse al cosiddetto “campo di battaglia”, regolata da un insieme di “leggi” dello ius ad bello e ius in bello che sarebbero poi diventate le basi su cui verrà costruita prima la Società delle Nazioni, figlia dell’idealismo wilsoniana, e poi l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Uno dei primi a parlare di guerra ibrida è il capo di stato maggiore russo Valery Gerasimov che nel 2013 ha pubblicato un articolo in cui sosteneva che: “il ruolo degli strumenti non militari per raggiungere obiettivi politici e strategici è cresciuto e, in molti casi, ha superato per efficacia il potere della forza delle armi”. Parallelamente anche Joseph Nye, politologo americano, teorizza il cosiddetto smart power ovvero la capacità di uno stato di conseguire un obiettivo strategico di lungo periodo è determinato dall’utilizzo non solo del cosiddetto hard power ma anche da strumenti tattici non convenzionali (soft power) ed è proprio l’efficienza dell’utilizzo congiunto di questi due elementi che incide maggiormente sul conseguimento del risultato finale.

In questo contesto quindi si annullano tutta una serie di gerarchie della comunità internazionale. Infatti, la rete “ribalta” qualsiasi rapporto di forza geopolitico esistente in “natura” permettendo a potenze regionali (come ad esempio la Corea del Nord) di competere con le grandi potenze come gli USA, annullando i vantaggi strategici della forza militare, delle alleanze, dell’economia e della posizione geografica. In tutto questo si aggiunge l’elemento dell’imprevedibilità e della difficoltà di identificare il nemico. Un attacco cyber può arrivare in qualsiasi momento a qualsiasi ora del giorno, paralizzando intere città, se non addirittura intere regioni, arrecando più danni perfino di un attacco militare e permettendo al nemico di conseguire un vantaggio immediato perché nel cyberspace vince chi attacca per primo. La possibilità di nascondersi e di far partire l’attacco da qualsiasi dispositivo sia civile che militare rende difficile una risposta immediata e netta. Quindi anche nell’elemento della guerra cibernetica viene meno la distinzione tra civile e militare nonché il campo di battaglia nel senso stretto del termine, l’intero pianeta è un campo di battaglia in cui tutti sono potenziali obiettivi e potenziali hacker.

La tecnologia al giorno d’oggi ha posto le basi anche per un’altra tipologia di guerra conosciuta come information warfare. Una guerra di pura propaganda combattuta soprattutto sui social, potremmo definirla una guerra di (dis)informazione di massa, il cui obiettivo è “stimolare” l’opinione pubblica creando fazioni partigiane che si scontrano le une con le altre generando confusione e caos. Dal conflitto in Ucraina ai grandi temi dell’immigrazione le società si spaccano al loro interno creando bolle sociali autoreferenziali, in cui svanisce il confine tra realtà e fantasia.

Informazione e cyberspazio sono uno strumento geopolitico custodito orgogliosamente dalle grandi potenze sui cui esercitano un controllo assoluto e lo utilizzano per indebolire gli stati più deboli e rafforzare il controllo della propria sfera di influenza, “costruendo” muri tra società civile e istituzioni statali ma anche divisioni all’interno delle opinioni pubbliche nazionali.

In conclusione in questa immensa “caoslandia” digitale, in cui l’anarchia è il genus loci dei giochi di potere, il digital power sta cambiando il balance of power della comunità internazionale con la Cina che risulta essere l’élite nel settore e con gli USA che inseguono. Forse per la prima volta, “rubando” le parole di Germano Dottori: “nel XXI secolo scoppierà la prima guerra mondiale cyber della storia a cui seguirà una guerra combattuta alla cieca”.


File audio da scaricare (clicca sul link)

  1. Premessa di Luca Caputo 08′ 50″
  2. Introduzione di Marco Corno 12′ 03″
  3. Relazione di Gabriele Suffia 1h 29′ 23″
  4. Domande del pubblico 06′ 45″
  5. Risposte di Gabriele Suffia e Marco Corno 19′ 45″
  6. Domande del pubblico 13′ 60″
  7. Risposte di Gabriele Suffia e Marco Corno 22′ 25″
  8. Domanda dal pubblico, risposte di Marco Corno e Gabriele Suffia, chiusura della lezione 08’36”
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