L’agnello sgozzato sull’altare

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Giovanni Bianchi

E’ successo da sempre, non c’è da stupirsi.

E’ successo dai tempi di Zaccaria, “ucciso fra altare e santuario”, come ricordava Gesù ai farisei, per aver rimproverato al popolo la sua infedeltà.

E’ successo quando Thomas Becket venne scannato sui gradini dell’altar maggiore di Canterbury dai cavalieri del suo vecchio amico Enrico II per aver anteposto al suo onore quello di Dio.

E’ successo quando i certosini di Londra vennero impiccati e squartati a Tyburn per ordine di un altro Enrico, e Thomas More -che di lì a poco ne avrebbe seguito la sorte- li vide passare dalla sua cella nella Torre, e gli parvero sposi che andavano al matrimonio.

E’ successo quando il prevosto Bernhard Lichtenberg venne prelevato dalla cattedrale di Sant’Edvige a Berlino dagli sgherri della Gestapo e portato al lager dove sarebbe morto di stenti e di torture per aver detto che non era lecito perseguitare la stirpe di Abramo.

E’ successo quando don Ubaldo Marchioni venne ucciso sull’altare dalle SS nella povera chiesa parrocchiale di Monte Sole per aver cercato di difendere i suoi fedeli dalla furia nibelungica.

E’ successo quando il Vescovo Oscar Arnulfo Romero venne assassinato mentre consacrava il Corpo e il Sangue di Cristo, facendosi egli stesso vittima sacrificale fra le vittime del suo popolo, in cui avrebbe continuato a vivere.

E’ successo quando don Peppe Diana venne ammazzato in sagrestia dai sicari della camorra mentre stava vestendo i paramenti sacri, e morì per aver scelto di non tacere per amore del suo popolo.

Ed è successo oggi a Rouen, la città in cui Giovanna d’Arco affrontò il suo martirio, dove due sciagurati che credevano di essere soldati di Dio hanno ucciso padre Jacques Hamel, che a 86 anni ha versato il suo sangue per i fratelli e per Dio, per il Dio vero, quello che vuole misericordia e non sacrificio, pace e non guerra, amore e non violenza.

Non c’è da stupirsi, perché l’Agnello dell’ Apocalisse sarà sempre sgozzato e, come disse Pascal, Gesù agonizzerà fino alla fine dei tempi.

Papa Francesco ha subito tolto di mano a demagoghi e mestatori il comodo giocattolo della guerra di religione, anche se questo non significa che non ci debba essere una riflessione sul modo in cui noi pensiamo e diciamo Dio nel mondo, una riflessione che dobbiamo svolgere su noi stessi e condividere con i nostri fratelli islamici.

E così fare in modo che anche il sangue versato a Rouen sia “pioggia di mite lavacro”, secondo le parole del Manzoni, e nessun sacrificio degli uomini giusti vada disperso.

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4 commenti

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    • Achille Pellegata il 2 Agosto 2016 alle 19:06

    Caro Giovanni, il tuo commento arriva sempre puntuale ed è di stimolo a quanti di noi vivono nel silenzio la sofferenza dell’impotenza e apre alla continua riflessione sul nostro essere.

  1. Caro Giovanni, grazie per la tua riflessione. E sperare, caparbiamente sperare che ciò che hai suggerito,
    avvenga. Tutto quì.
    Buone vacanze a te ed ai tuoi. Wilma O.

    • Eugenio Redaelli il 1 Agosto 2016 alle 21:17

    Caro Giovanni spesso continuare a credere che “essere costruttori di pace” nel nascondimento della quotidianità sia utile è faticoso. Eppure tutti i testimoni che hai elencato ci dicono che l’odio è sempre esistito ma non ha prevalso. Alla fine vince l’amore. Questa è la nostra Fede . Eugenio Redaelli

    • Guido Mauri il 1 Agosto 2016 alle 11:11

    Caro Giovanni, dopo aver ricevuto da amici foto di mussulmani in Chiesa ieri e risentito le parole di Papa Francesco sulla guerra “che non è una guerra di religione” ho la speranza concreta che il.sacrificio di padre Jacques sia simile a quello di.Guido Rossa che finalmente provocò il no alle Brigate Rosse anche da chi fino a quel momento aveva tenuto posizioni ambigue. Ciao Guido&M

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